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Arrivano “SuperMario & Co”, si salvi chi può

(Roberta Labonia) – Mattarella sembra sia intenzionato a nominare Mario Draghi senatore a vita, é questa, perlomeno, la voce che é stata fatta circolare.
Non volevo dargli importanza, volevo esorcizzare la notizia derubricandola a fake news tanto sono refrattaria ad accettarla come plausibile, ma visto che non c’è testata italiana che non l’abbia commentata, sia pure con diversi toni e sfumature, non posso ignorarla.

E non posso ignorarla non fosse altro che perché il rumor é partito dalla penna del faccendiere italiano per eccellenza, l’uomo da sempre raccontato dai media come il più potente d’Italia, l’ex piduista condannato nell’ambito del processo Enimont, il giornalista radiato dall’albo, l’ uomo generato dai lombi della prima Repubblica andreottiana, Luigi Bisignani.

Costui, a dispetto dei suoi trascorsi che a voler essere gentili, sono quantomeno opachi, continua a godere di ampia fiducia e consenso da parte di tutta l’Italia che conta, ovvero di quei pesci grandi e piccoli che nel mare magnum neoliberista che ci domina, nella cloaca massima turbocapitalista che ci appesta, ci sguazzano che é una bellezza, vecchia guardia politica inclusa.

È lui che domenica scorsa, sulle pagine de “Il Tempo”, ha pubblicato un pezzo in cui accredita come probabile l’ipotesi che Mattarella stia preparando “in gran segreto” (si il segreto di Pulcinella giunti a questo punto), la nomina di Mario Draghi a senatore a vita, giusto il tempo di farlo arrivare alla fine del suo attuale mandato di Presidente della BCE.
Ci sarebbe solo da decidere la data: 2 giugno quando gli scadrà il mandato o 1 novembre, quando lascerà fisicamente il posto al suo successore?
E perché non il 2 novembre, suggerisco, giorno di commemorazione dei defunti? Un Mario Draghi in Parlamento non può che preludere ad eventi funesti.

E si perché questa nomina, a detta del Bisignani, sarebbe l’asso nella manica che il Mattarella si giocherebbe a tempo debito nel caso in cui questo Governo litigioso venga ai ferri corti, tradisca le aspettative e disperda, sempre a suo dire, la residuale credibilità di cui gode nei confronti dei mercati e Ie cui pericolose reazioni non tarderebbero ad arrivare. Evento che si accredita come ineluttabile, é solo questione di tempo.
Insomma un “SuperMario”, un Presidente del Consiglio pret a porter pronto all’uso in versione anti Troika che, in caso di caduta del Governo giallo verde, scongiurerebbe il rischio di elezioni anticipate, ripercorrendo le modalità di un Monti bis che però, sempre a dire dell’ex piduista, sarebbero esenti dagli effetti nefasti delle politiche lacrime e sangue che provocò l’uomo grigio col loden Monti con le sue ricette filo Ue improntate all’austerity.

Già, come non sapessimo chi é Mario Draghi:

Draghi è l’uomo che nel decennio 1990/2000, nella veste di D. G. del Tesoro italiano, dopo essere stato bene istruito dalla finanza mondiale che lo ospitò a bordo del “Britannia” della Regina Elisabetta ancorata a Civitavecchia, inauguro’ l’epoca delle privatizzazioni, la svendita dei nostri gioielli di famiglia: da Eni a Enel, dal Credito Italiano alla Banca Commerciale Italiana, per non menzionare la liquidazione dell’IRI.
Fu colui sotto la cui direzione il Tesoro iniziò a firmare con le principali banche d’affari mondiali astrusi contratti derivati che, lungi dal proteggerci da rischi di oscillazioni tassi, ci hanno esposto negli ultimi anni ad ingenti perdite, fra cui spicca per dimensioni quella del 2012, quando Mario Monti fu costretto a riconoscere alla Morgan Stanley 3,4 miliardi di euro, soldi usciti dalle tasse degli italiani. E non é finita qui. Ancora oggi la Stampa economica cita, come nominale rischio derivati in pancia al Tesoro italiano, qualcosa come 163 miliardi di euro.
Draghi poi pose fine al suo mandato al Tesoro italiano, ma non prima di dare sfoggio della sua finanza creativa contribuendo alla nascita di operazioni di maquillage sul nostro bilancio che ci furono utili per entrare nell’Euro con i conti formalmente a posto; una “mandrakata”, direbbero a Roma.
Il delitto perfetto a spese degli italiani dico io.

E fu sempre lui, il “SuperMario, dal 2002 al 2005 in qualità di Vice Presidente per l’Europa della Goldman Sachs, la più grande banca d’affari USA, a contribuire alla contaminazione del vecchio continente con prodotti spazzatura: mutui “subprime” e derivati inclusi.
La cronaca anche recente riporta, (anche se la notizia é stata smentita da persone vicine a lui con dati a dir poco fumosi), che “SuperMario” fu tra coloro che nel 2001 in Goldman Sachs lavorarono al “confezionamento” del derivato che consenti anche alla Grecia, ma con modalità ben più border line, di imboscare un grosso debito fra le pieghe del suo bilancio, per renderlo compliant con i parametri UE ed entrare così con carte apparentemente in regola, anche lei, nell’area euro.
Come andò a finire per la Grecia ditemelo voi, tanto lo sapete.
Insomma il SuperMario ha dimostrato di avere il know How di certi tipi di operazioni.
Una grande mente della finanza la sua.

Ed é per questo che non mi capacito di come, subentrando a Fazio nel 2006 come Governatore della Banca d’Italia, da grande tecnico quale è, Draghi abbia potuto dare la sua benedizione all’acquisto da parte del MPS (la Banca bancomat del PD), della Antonveneta, un Istituto così decotto che anche una matricola universitaria in scienze bancarie se ne sarebbe accorto. Bah, vallo a sapere.
Fatto sta che si volatilizzarono ben 17 miliardi delle casse della banca senese che, da allora, non ha rialzato più la testa, dando il via ad una lunga catena di crisi bancarie italiane che dal 2008 ad oggi hanno lasciato sul lastrico quasi 200mila fra piccoli azionisti e risparmiatori.
Meno male che oggi al Governo c è questa risma di incompetenti dei 5Stelle che proprio in queste ore ci stanno mettendo una pezza.

Ma l’azione che probabilmente consegnerà “SuperMario” ai libri di storia è quella che lui ha svolto dal 2011 ad oggi come capo del board della BCE.
Lui è stato l’uomo che in ossequio alla mission dell’Istituto indipendente europeo per eccellenza quale è la Banca Centrale Europea, appunto, ha ricercato a tutti i costi la stabilità dei prezzi e il contenimento dell’inflazione, salvo poi trovarsi a doverne contrastare gli effetti collaterali: stagnazione se non deflazione nei Paesi del sud del vecchio continente, affossati da Pil anemici e politiche di rigore da una parte ed economie spinte dei paesi del nord Europa dall’altra, liberi anche di truccare le regole del gioco (vedi eccedenza bilancia commerciale tedesca e il ricorrente deficit francese).
Insomma una Unione di figli e figliastri che lui, il Mario, ha favorito.
Anzi, si è ritagliato il ruolo di salvatore delle genti europee adottando nel 2015 una politica monetaria espansiva, utilizzando uno strumento che in gergo tecnico si chiama Quantitative Easing.
Scegliendo il Q.E. Draghi ha letteralmente inondato le banche europee di euro creati dal nulla, roba che in meno di 4 anni ha generato liquidità nel sistema per 2,6 triliardi di euro. Ma l’economia europea è rimasta al palo.
Insomma, come si suol dire, l’operazione è riuscita ma il paziente è morto.

Ed è forte il sospetto che facendosi scudo della nobile causa di far ripartire l’economia in Europa, il Mario Draghi abbia in realtà voluto aiutare le banche europee a tappare i loro buchi di bilancio, quegli stessi buchi creati dai titoli tossici, derivati inclusi, che negli anni addietro lui stesso aveva contribuito a far circolare nel sistema finanziario, scientemente intossicandolo.

E sì perché è andata proprio così, con quella liquidità le principali banche hanno imbarcato paccate di titoli di Stato con cui si sono potute aggiustare buona parte dei loro rischi sommersi o perdite occulte, chiamateli come volete, guardandosi bene, se non in minima parte, dall’allargare i cordoni della borsa in favore delle famiglie e delle imprese, l’unico sistema onesto, concreto, che avrebbe avuto l’effetto di far ripartire l’economia reale e i consumi. Tutto il resto è alchimia finanziaria, é inganno.
Ma nessuno degli appartenenti agli ambienti che contano ve lo dirà mai perché loro in realtà, grazie a uomini come “SuperMario”, in questo pantano finanziario, come ho già detto, ci sguazzano.

Temo che il Bisignani con questa estemporanea sortita affidata alle pagine de “Il Tempo” e ripresa da tutta i media, in realtà abbia voluto iniziare a preparare gli gli italiani intortandoli circa le strabilianti doti di Mario Draghi, da lui definito “il perfetto gran comis per tutte le stagioni”.

Ma il progetto è sempre quello, lui, il Bisignani e i suoi amici, stanno favorendo un nuovo golpe soft: Draghi scadrà nel suo incarico a giugno, giusto in tempo per mettere mano agli effetti destabilizzanti che tutti si attendono produrranno le elezioni di Maggio su questo Esecutivo, e se non allora si insediera’ a novembre prossimo, quando, é un loro auspicio, il fallimento delle politiche fiscali di questo Governo sarà visibile a tutti e i mercati inizieranno a picchiare duro, all’uopo telecomandati dai board UE.
E lui, “SuperMario”, sarà già dei nostri, pronto a tenderci le sue salvifiche mani.

Cambiano i personaggi ma il copione é sempre lo stesso.
Al posto di Napolitano c è Mattarella.
Quelli da far fuori questa volta sono Di Maio e Salvini, non Berlusconi.
Il braccio armato oggi non è Monti, l’uomo in loden, ma “SuperMario”, che con Monti ha condiviso il passaggio in Goldman Sachs, una garanzia.

“La ricreazione sta per finire”, questa la boutade uscita dalla penna di Bisignani all’indirizzo di Conte, Di Maio e Salvini.
Ecco perché al solo pensiero di vedere Draghi su uno scranno del Senato mi vengono i brividi.
Se arriva “SuperMario” non sarà per salvarci dalla Troika, perché lui É la Troika.

13 thoughts on “Arrivano “SuperMario & Co”, si salvi chi può

  1. Che dire, se non: grazie Anna!
    L’elenco delle malefatte di San Mario Draghi è molto più lungo di quello sintetizzato da
    Anna Lombroso ma, mentre sappiamo tutto delle carriole arrugginite abbandonate nel
    terreno del papà di Di Maio (crucifige! crucifige!) niente ci viene raccontato sulla carriera
    di questo solerte servitore dell’ Internazionale Massonica.
    O, meglio, ciò che ci viene raccontato riguarda solo quelle cose che possano essere
    spacciate come “mirabili imprese” o addirittura “miracoli” compiuti da colui che si appresta ad essere “santificato in vita” non dal Papa ma dal PdR.
    Alzi la mano chi, tra i lettori di questo blog, conosceva il curriculum di Draghi?
    Poche mani vedo alzarsi, ma in percentuale sono sicuramente molte di più di quante se ne alzerebbero se la domanda venisse posta a tutti gli Italiani.
    Non a caso è il Supermassone Bisignani ad uscire allo scoperto per preparare la strada
    ad una nuova operazione Monti con un altro Mario, non meno ferale del primo.
    L’unico rischio di questo ennesimo “golpe bianco” in preparazione è che gli Italiani mostrino un po’ più della memoria da pesce rosso di cui vengono accreditati e che ancora bruci sulla loro pelle la tragica esperienza montiana tanto da indurli a reagire,
    magari per puro e semplice spirito di sopravvivenza, agli scenari che i fratelli grembiulini
    ci stanno preparando.

    P.S.: Qualcuno, come è già successo, mi accuserà di essere un complottista (gombloddo! gombloddo! scriveranno gli idioti!): non dategli retta! Sono gli stessi che
    spergiuravano che la Mafia non esiste!

    • francesco amodeo ci ha scritto un libro già 5 anni fa’ che non si trova nelle librerie(indovina perchè)dove c’è di tutto e di piu’.si intitola la matrix europea.e c’è anche il signor draghi oltre a tanti altri compreso spinelli.ci sono anche dei video in proposito

      • Si Amodeo é un giornalista scomodo, oscurato dai media. “la Matrix Europea” che ha scritto, puntuale e documentata nei minimi particolari,rivela con dati di fatto una realtà imbarazzante, una rete di potere che vede sempre in prima linea gli stessi personaggi.

    • Roberta… perdonami!
      Cioè… perdonami per lo scambio di persona, non certo per i sentiti ringraziamenti che ho ritenuto doveroso rivolgere all’autrice dell’articolo… chiunque essa sia.
      In questo caso la firma è la tua, che di Anna sei sorella in spirito e passione…
      anche se la tua prosa è meno faticosa e decisamente più digeribile.
      Per cui concludo:
      “Che dire… se non: grazie Roberta!” 😇

    • Anna, Roberta, due donne meravigliose… del tipo di donne che fanno diventare un uomo: grande… (cit. Virginia Woolf)!

  2. Roberta,
    che dici,
    (tu come la vedi – direbbe quelo l’indimenticabile mago impersonato da corrado guzzanti) sarebbe il caso che il governo giallo-verde vari una modifica al codice penale per consentire l’arresto e la galera ai lestofanti borseggiatori degli onesti e traditori della nazione?
    no, perché, secondo me si potrà uscire da questa cloaca massima solo mettendo in galera questa categoria di soggetti malefici e buttare via le chiavi…!!!

    • Francamente ritengo che la linea sottile che divide il lecito dall’illecito di questi soggetti, schermati nelle loro attività da organismi internazionali autoreferenziali e sganciati da percorsi democratici di consenso elettorale la vedo dura. Certo basterebbe inchiodarli ai loro enormi conflitti di interesse ma ci vorrebbe una comunità di intenti degli Stati membri UE. ma oggi non vedo i presupposti.
      Anche l’affair derivati che generarono danno erariale al Tesoro Italiano,oggetto di un processo ai funzionari che si occuparono della loro contrattualizzazione, si è concluso con un nulla di fatto. Tutti assolti. Peraltro il processo ha riguardato gli esecutori, non i mandanti.
      La Rete di protezione é totale.
      Mi accontenterei che i 5Stelle riuscissero a durare all esecutivo di questo Paese il tempo per operare il turnover totale di tutto l’organico burocratico piazzato dalla vecchia guardia.
      Ps: se hai una moglie che ami e sei ricambiato tienitela stretta.😊
      Saluti

  3. Mi pare un orizzonte improbabile: clonare l’esperienza Monti darebbe il 80% dell’elettorato in mano ai 5s e alla lega, e sarebbe conferma incontestabile (se mai ce ne fosse stata necessità) dell’agire antidemocratico di Mattarella.

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