Cronaca/Giustizia/Interno

Il pm Di Matteo rimosso dal pool sulle stragi

La sua colpa? Essere andato in tv a parlare del lavoro che sta svolgendo il pool sulle stragi. Da martedì Di Matteo tornerà al suo vecchio incarico.

(Fabio Giuffrida – open.online) – Il pm Nino Di Matteo avrebbe anticipato i filoni di un’indagine sulle stragi nel corso della puntata di Atlantide, trasmessa sabato 18 maggio su La7. Per questo motivo il procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho ha deciso di rimuovere il magistrato palermitano dal nuovo pool stragi che da due mesi stava indagando sulle «entità esterne nei delitti eccellenti di mafia».

Provvedimento subito esecutivo

Si tratterebbe di un provvedimento «immediatamente esecutivo», come anticipa il quotidiano la Repubblica: il fascicolo, però, non sarebbe stato incardinato nei lavori della commissione del Csm che si occupa di assegnazioni e revoche. Secondo il procuratore Cafiero de Raho, Di Matteo avrebbe interrotto il «rapporto di fiducia all’interno del gruppo e con le direzioni distrettuali antimafia» che sono attivamente impegnate nelle indagini sulle stragi.

Di Matteo non doveva andare in tv

Di Matteo non avrebbe dovuto esporsi su analisi che «ricalcano le piste di lavoro riaperte sulle stragi» e che vengono trattate esclusivamente in riunione riservate. Al Csm, però, qualcuno avrebbe fatto notare che il pm palermitano non avrebbe svelato nulla di nuovo facendo riferimento, in realtà, solo a elementi già noti.

Di Matteo tornerà al suo vecchio incarico

Di Matteo, sotto scorta dal 1993, era stato nominato nel nuovo pool sulle stragi insieme ai magistrati di Palermo Franca Imbergamo e Francesco Del Bene. Da martedì tornerà al suo vecchio incarico alla Direzione nazionale antimafia in attesa che il Consiglio superiore della magistratura si pronunci.

2 thoughts on “Il pm Di Matteo rimosso dal pool sulle stragi

  1. Alla prima occasione lo hanno buttato fuori.
    Tra i magistrati ancora vivi e in servizio Di Matteo è senza dubbio colui che custodisce
    la maggior mole di informazioni sul fenomeno mafioso e sulle sue collusioni con lo Stato.
    Rappresenta un pericolo, una mina vagante che potrebbe esplodere da un momento
    all’altro vanificando decenni di oscuro lavoro di depistaggio e menzogne che hanno, fino
    ad oggi, impedito l’accertamento dei fatti e delle responsabilità.
    Ragione più che sufficiente per tentare di liberarsi di lui in modo soft… visto che non è
    più tempo dei quintali di tritolo con cui farcire auto posteggiate oppure occultare sotto il manto stradale.
    Caro Bonafede… non hai da dire nulla a questo riguardo?

    • Questa iniziativa di Cafiero de Raho è quanto mai improvvida e appare assai pretestuosa tanto da lasciare interdetti: di certo da Cafiero de Raho non ce lo aspettavamo, anche perché, quali siano i motivi veri di questa sua presa di posizione, suona come eccessivamente punitiva nei confronti di colui che rappresenta la memoria storica dell’antimafia, quella vera.
      Ovviamente, il ministro Bonafede non può non pronunciarsi sulla vicenda: l’impressione è però che lui stesso sia stato preso in contropiede.
      Che all’interno della magistratura qualcuno continui a lavorare sottotraccia per conto della vecchia nomenklatura, la quale (non dimentichiamolo mai!) ha parecchi polverosi armadi della stagione stragista da affondare in un getto di cemento armato, purtroppo è un dato di realtà.

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