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Andrea Scanzi: “Il tragicomico post di Carci-Orfini in stile Titanic”

(di Andrea Scanzi) – Ci sono persone che hanno torto anche quando hanno ragione. Ai politici capita spesso, soprattutto quando non ne hanno mai indovinata una. Si prenda ad esempio Matteo Orfini. Ossimorico sin dall’inizio, poiché “giovane turco” senza mai esser stato turco né – men che meno – giovane.

Prima iper-dalemiano anti-renziano e poi l’esatto contrario, con quel gusto per la coerenza che nel Pd è proprio marchio di fabbrica. Presidente del partito nella fase più politicamente ripugnante del Pd, nel bel (?) mezzo di quel fenomeno mefitico e sfollaconsensi chiamato “renzismo”, Orfini vale oggi politicamente quel che è sempre valso: cioè niente. Solo che, adesso, lo sa anche lui. Sono lontani i tempi in cui era protagonista degli spot di Amica Chips e Carlo Verdone lo usava come controfigura di Fabris in Compagni di scuola. Noto al mondo per esser nato dentro il Pd (e nomi precedenti) romano senza mai accorgersi neanche per sbaglio di Mafia Capitale, l’Orfini attuale pascola meditabondo da un nulla all’altro con quel suo carisma oltremodo sbarazzino.

Sulla vicenda Sea Watch ci si è buttato a capofitto, come molti altri suoi colleghi decaduti del Pd. Se non altro, nel suo caso, un barlume di onestà intellettuale c’è. Nulla a che vedere con le sfilate della Boschi a Catania l’estate scorsa, o di Faraone in questi stessi giorni. Orfini, come pure Delrio, è sempre stato molto critico nei confronti di Minniti. Sugli operai della Whirlpool non ha mai avuto granché da dire, ma sui migranti ha sempre mostrato sincera iper-sensibilità. Vederlo a bordo della Sea Watch era tutto sommato logico. Come lo era (ancor più) vederci Fratoianni, uno che da anni pastura in tivù per dirci che sui migranti è l’unico ad avere le idee chiarissime: lui è il Bene e gli altri Satana. Un approccio politicamente esaltante, considerato che alle ultime Europee non si è votato neanche da solo.

E Orfini? È salito a bordo per ricordarsi d’esser vivo e perché ci crede. Purtroppo per lui, il partito di cui fa parte non ha certo un’idea univoca in tema di immigrazione. C’è Calenda, che ha idee quasi salviniane. C’è Minniti, più realista del re. C’è Renzi, che quando il tema è spinoso non apre bocca. C’è Zingaretti, quindi nessuno. E poi ci sono Orfini e Delrio, zimbellati anzitutto dal Pd stesso. Li hanno attaccati Vincenzo De Luca, e questa è una medaglia. L’ex ministro Pinotti, che anche se non sembra vive e lotta ancora in mezzo a noi. Roberto Burioni, che passa la vita a bullizzare chiunque su Twitter convinto con ciò d’esser prossimo all’ispettore Callaghan. Il solito spettacolo straziante.

Quando il Pd parla di migranti fa venir la labirintite e ha l’effetto di una volgarissima orchestra sommamente cacofonica. Ciò nonostante, Orfini avrebbe potuto quasi far la parte del Don Chisciotte. Solo che, appunto, uno come lui ha torto anche quando forse ha ragione. Poiché la politica di oggi è anzitutto immagine, del suo afflato umanitario rimarrà giusto lo scatto caricaturale e improponibile di lui che abbraccia l’energumeno Genny Migliore, un altro (ancor più) a cui daresti torto anche se dicesse che Maradona aveva talento.

La Rete ha ironizzato brutalmente sulla foto in stile Titanic che ritrae lo spietato trasformista di professione Genny e l’efferato ex fiancheggiatore renziano Orfy. Qualcuno lo ha fatto con toni abietti, ed è uno dei tanti motivi per cui i social andrebbero bombardati. Molti altri però hanno solo sorriso amaramente, perché in quello scatto c’è tutta la TRAGICOMICA MISERIA ESTETICO-POLITICA di un CENTROSINISTRA ieri come oggi SCIAGURATO e IRRICEVIBILE.

4 thoughts on “Andrea Scanzi: “Il tragicomico post di Carci-Orfini in stile Titanic”

  1. Perché odio i politici.” Per quanto sembri immorale chiedere alla gente di dare voce all’odio, io credo che la gravità della situazione lo giustifichi. Perciò ho deciso di lanciare questa provocazione a un campione scelto di italiani (scrittori, giornalisti, filosofi, attori, professionisti, docenti universitari), che hanno esitato a rispondere.
    Certo, è una domanda forte, come è forte è l’esasperazione, la frustrazione, la rabbia nei confronti di chi ci governa. Ci siamo quasi rassegnati alla disonestà dei politici: da che mondo è mondo tutti sappiamo che il peculato fa parte della politica, ne è per così dire l’inevitabile risvolto tecnico. Quello che negli ultimi tempi sta diventando sempre più palese, quello che più offende, è il basso livello umano raggiunto dai “nostri” politici. Non solo sono disonesti sono perlopiù personaggi intellettualmente modesti, culturalmente nulli, spiritualmente vuoti, moralmente viscidi; dotati, in compenso, di una colossale protervia, forti di un potere di cui sono investiti e che giustifica la loro arroganza e la loro volgarità civile e culturale. Per questo noi persone di cultura, li odiamo. E con questo libro vogliamo gridare – anche a nome di molti Italiani – la nostra condanna senza appello. Spero che sia un inizio. Come dice una della testimonianze: .
    (Questa prefazione non è stata scritta nel 2019 ma, leggi bene, nel 1991). -Guido Almasi-

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