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Se la suona, se la canta e se la balla. Salvini ultimo atto

(di Roberta Labonia) – E finalmente il giorno 20 agosto si è compiuto. Non vi nascondo che non vedevo l’ora di sapere come si sarebbe evoluta questa crisi di Governo aperta, fra un mojito e un selfie, da un ministro della Repubblica drogato di propaganda e in cerca di consensi facili. Conte, come ci si aspettava, ha fatto un discorso da uomo delle Istituzioni, nulla risparmiando a Salvini della grave responsabilità che si è assunto aprendo la crisi in un Governo che stava andando a pieno regime (altro che no!) e con l’aggravante di averla aperta in pieno agosto, mettendo in forse il percorso della legge finanziaria, col concreto rischio di andare in esercizio provvisorio (oltre 30 anni che non accade), veder scattare l’aumento dell’IVA e, non ultimo dei danni, quello di essere messi in posizione marginale nell’ambito delle imminenti nomine dei Commissari europei.

Nulla ha taciuto il professor Conte dei tanti sgarbi istituzionali del suo Vicepremier Salvini: dalla convocazione dei sindacati al Viminale, al non aver voluto riferire in Parlamento sul caso rubli, fino alle sue tante sgrammaticature costituzionali (“Matteo hai chiesto pieni poteri, questo mi preoccupa”). Salvini, seduto accanto a lui, come uno scolaretto gradasso a cui il maestro sta facendo la ramanzina, faceva “le facce”.

Conte nel suo discorso ha dato poi la sua visione dell’Italia, una nazione forte che lui auspica si voti alle politiche sociali e agli investimenti tecnologici, alle politiche sull’ambiente. Ha auspicato che l’Italia investa sulla ricerca e sulla scuola e, infine, ha dato la sua visione dell’Europa, come lui la vorrebbe: solidale ed egualitaria. Non c’è che dire, decenni che non si ascoltavano parole tanto sentite e autorevoli nel nostro Parlamento. Conte ha ascoltato poi le repliche dei senatori, preannunciando che a seguire sarebbe andato al Quirinale a rimettere il suo mandato nelle mani del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. La parola fine al Governo gialloverde l’ha messa lui, il professore.

La prima replica al discorso del Presidente Conte è stata quella di Matteo Salvini e mal gliene incolse: dopo le illuminate parole del Presidente del Consiglio, il suo intervento è apparso subito imbarazzante, patetico, sconclusionato nella sua pochezza. Il leghista inizia una frase e non la porta a termine. Strombazza vecchi, triti slogan da comizio, buoni per il Papeete Beach, non certo per un aula del Senato, che gli portano l’applauso solo dei suoi scagnozzi e delle sparute file della ragazzotta della Garbatella, la Meloni. Poi il primo colpo di scena che sintetizzo così: il leghista pontifica che il percorso più lineare sarebbe quello di rimettere ogni decisione nelle mani degli elettori, oppure (rivolgendosi agli “amici” 5 Stelle): se già non avete fatto un accordo con il Pd e volete continuare questa esperienza di Governo NOI CI SIAMO. Si Salvini, ci siamo alla follia, la tua!. Mia madre soleva dire, quando si imbatteva in qualcuno che si metteva nei casini da solo: “questo se la suona, se la canta e se la balla”.

E poi è arrivato il turno di Renzi. Al netto dei parapaponzi sul “velavevodetto” e delle recriminazioni sugli attacchi personali ricevuti, il succo del suo intervento è stato questo: rispetto Conte, il governo populista ha fallito ma incombe grave recessione, occorre salvaguardare l’interesse nazionale. E ancora: io non farò parte di un eventuale nuovo Governo (quindi toglierebbe il disturbo bontà sua), ma daremo il nostro contributo affinché a pagare questa crisi non siano le famiglie e i consumatori. In pratica ha aperto le porte ad un tentativo di accroccare last minute un governo giallo rosso.

E così, compagnia cantando, mentre Salvini, in sfregio al Senato, esce da palazzo Madama per andarsi a sparare l’ennesima diretta facebook, si snodano tutti i successivi interventi. Dai forzisti alle truppe cammellate di Fratelli d’italia che invocano le elezioni, fedeli portatori d’acqua della star padana, invero parecchio ammaccata dopo il “j’accuse” di Conte, fino ai redivivi del Pd e del microgruppo di LeU che, pur con accenti diversi, si offrono spudoratamente ai 5 Stelle, quelli che fino a ieri spacciavano per “gli incapaci”.

E poi è arrivato il turno dei 5 Stelle. Da Patuanelli a Taverna, i loro interventi sono stati schietti e appassionati, fino a quello di Morra, secondo me il più ficcante, che ha richiamato Salvini, ancora una volta, alle sue latitanze istituzionali: più volte convocato in commissione Antimafia, quella da lui presieduta, ha fatto orecchie da mercante, nessuno lo ha visto, di cosa aveva paura? Sgarbo istituzionale dice Morra e non solo, anche pura e semplice maleducazione. E, stoccata micidiale, Morra ha fatto presente a Salvini che nelle sue scorribande in terra di Calabria, ostentare il rosario e voltarsi alla Madonna come ha fatto significa mandare un messaggio di complicità alla ‘ndrangheta, che al santuario della Madonna di Polsi, in Aspromonte, si è votata. Ma tutto questo Salvini voglio pensare che non lo sa, ha detto Morra, lui è ignorante, ignora.

E si, decisamente una brutta giornata per il cazzaro verde, tanto brutta che la sua confusione si è trasformata in panico (secondo colpo di scena), tanto da tentare in extremis l’ultima mossa della disperazione, quella di ritirare la sua mozione di sfiducia a Conte. Ma il professor Conte lo ha gelato consegnandolo definitivamente alla storia come un politico pavido e privo di dignità: “Se a Salvini manca il coraggio non c’è problema, mi assumo io la responsabilità. Vi ringrazio tanto ma vado dal Presidente della Repubblica”. Ed è standing ovation.

Roba da sotterrarsi dalla vergogna, se non fosse che si tratta di Salvini.

7 thoughts on “Se la suona, se la canta e se la balla. Salvini ultimo atto

  1. Si sono viste due cose nette, nettissime.
    L’eleganza, la raffinatezza, il coraggio del Professore Giuseppe Conte.
    Contrastate dalla rozzezza, ignoranza, goffaggine del signor Salvini, autonominatosi ‘nullafacente’ anni fa, che mantiene nella sua personalità una coerenza pluridecennale a quella affermazione. Infatti tutti ci chiediamo che mestiere faccia questo tizio, oltre a ingoiare numerosi Mojitos.

    • Mi rasserena (si fa per dire, ma sicuramente mi fa piacere) l’aver visto anche Renzi fare la solita diuturna figura dello scemo del villaggio, tanto più scemo quanto più gaudente nel suo eccezionale sforzo nel farla a qualunque costo. Dev’essere proprio colpa del nome di battesimo, allora, eh.

    • Con la lega non è finita ma con Salvini si.Non riusciva nemmeno a tenere una tazzina con una mano mio nonno lo facevaa90 anni

      • Veramente la scena della tazzina di caffè a due mani è stata imbarazzante: voleva fare il vago mentre prendeva cazzottoni (verbali, per carità) a… due mani

  2. Conte al Senato: il ruggito del coniglio! Il premier alla fine quando ormai non aveva più nulla da perdere ha tirato fuori gli attributi e di è tolto i sassolini dalle scarpe.

  3. Morto il Re, viva il Re.
    Oggi tutti a infierire su Salvini colpevole di alto tradimento verso un alleato che li ha aspramente contestato nella campagna elettorale delle europee peggio che l’opposizione.
    Seppellito Salvini crocifisso in Senato vedremo se il domani sarà migliore di ieri
    Sempre ammesso che il terzo giorno non risorga

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