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Il governo del Generale Interesse

Viene infatti da sorridere allegramente a pensare a Salvini che chiama a raccolta le piazze immemore di aver adottato misure per le quali le sue pubbliche manifestazioni di dissenso potrebbero comportargli esiti penali. Viene anche da sorridere, amaramente,  a pensare a quelli che inalberano le immagini di Lucano e Carola soddisfatti che al posto del buzzurro espulso dal Viminale, arrivi quello dei patti scellerati con estemporanei despoti al servizio del colonialismo, quello delle disposizioni che negano agli stranieri i diritti alla difesa di cui godiamo noi, quello che ha normalizzato il sospetto e la paura dell’altro, grazie all’autorevolezza conferitagli da buone letture e buone maniere.

Viene da sorridere, amaramente, a pensare alle militanti che pensano di essersi liberate di Pillon quando il nuovo fervore mistico non promette nulla di buono per quanto riguarda l’esenzione di un numero elevato di medici obiettori di una legge dello stato cui si dovrebbe consigliare semplicemente di cambiare specializzazione o Paese, o a quelle che chiedono con veementi petizioni che vengano osservate quote in grado di garantire pari opportunità per le donne al governo, appagate dalla presenza della De Micheli tanto per fare un nome, che si era dimenticata le qualità di genere, attenzione, sensibilità, dedizione alla cura e alla solidarietà, in veste di  ministro e commissario straordinario per la ricostruzione in Centro Italia.

Purtroppo le due fazioni contendenti in temporanea e non poi troppo inattesa temporanea associazione di impresa, grazie alle quali il bipolarismo si è trasformato in polarizzazione, in guerra per bande di tifoserie e curve impermeabili alla ragione, al buonsenso e perfino all’istinto di conservazione hanno questa caratteristica in comune, quella di non dare ascolto per nessun motivo al popolo, nemmeno al “loro”, espropriato dei luoghi della rappresentanza e del confronto, quello dei militanti e degli elettori, compresi i molti che si erano conquistati quando alla democrazia si sono sostituiti la sfiducia e il disincanto e voti, consenso e sostegno circolano in forma occasionale mossi dal malumore e dall’istinto punitivo.

Gli antichi spazi assicurati alla decisione e alla partecipazione sono evaporati nella rete, la comunicazione politica e istituzionale ha da tempo scelto altre forme e altri strumenti, perendo volontariamente la necessaria autorevolezza, in modo da permettere manipolazioni, interpretazioni estemporanee, personalizzazioni e l’accreditamento di convinzioni e misure autoritarie, e ci si augura che il voto ridotto a liturgia formale possa convertirsi definitivamente in atto  da svolgere a casa secondo le modalità dei consumi e degli acquisti online.

E c’è una certa coerenza nell’aver chiamato Piattaforma Rousseau l’agorà digitale del movimento 5stelle, incaricata in questo caso di approvare punti programmatici e non le alleanze di governo. Perchè è congruo con una visione di democrazia concernente la partecipazione diretta che si esaurisce nella mera possibilità di approvare o respingere proposte formulate dall’alto, attraverso deliberazioni senza discussioni e con la pura e semplice espressione di assenso o dissenso rispetto a quanto sottoposto al vaglio dei “votanti”.

Che poi rispecchia quello che via via si è voluto avvenisse quando è stata ridotta a questo  la funzione delle camere chiamate, anche  con l’abuso della fiducia, all’approvazione notarile delle volontà dell’esecutivo, una trasformazione promossa dall’entità sovranazionale che ha avuto a cuore le restrizioni dei diritti e dei sistemi democratici degli Stati aderenti, e dai suoi servitori in divisa di tecnici, di navigati apparatčik di partiti resi talmente liquidi da scomparire per lasciare il posto a aziende, di nuovi arrivati che hanno scelto di adeguarsi alle regole della realpolitik piuttosto che a quelle dell’interesse generale.

Interesse generale che ormai si dovrebbe chiamare Generale Interesse, se è alla guida di un esercito di ufficiali e ufficialetti scesi in campo di tutelare le proprie prerogative eseguendo gli ordini dell’impero.

7 thoughts on “Il governo del Generale Interesse

    • Classico commento da fan del ” guru” Cetto Laqualunque di Genova. Solo insulti a chi muove qualche critica, per incapacità di argomentare.

  1. Vedremo. Ma se è meglio di prima, prima del 4 marzo 2018 (e persino con la Lega lo è stato), non starei a fare il dottor sottile. Se verranno fuori chiari indici di fregatura, i nuovi governanti verranno puniti.

    • @Cesare,
      quando non si riesce a scorgere il recito (liberista) in cui si é ingabbiati… si crede (illusoriamente) di essere liberi.
      la (povera) catia bigoni (vedi commento sopra), a parte che da quanto scrive pare non abbia capito l’articolo di Anna, sembra essere una delle tante prove viventi di cosa significa vivere in una gabbia e cinguettare felice…!!!

  2. È triste dovergli dare ragione.
    Ormai attorno abbiamo solo il deserto, e dalla sabbia, difficilmente nasce qualcosa.
    Purtroppo in questi casi ci si deve limitare al male minore.
    Non mi piace questo governo, proprio per nulla. Ma aspetto prima di criticare.
    Forse, come dice Stefano Alì su “il cappello pensatore”, le alternative erano peggiori

    http://ilcappellopensatore.it/2019/08/governo-m5s-e-pd-niente-salti-di-gioia-ma-salvini-bluffava/

  3. I lagni e i piagnistei non sono “critica”, sono seccature. Se il m5s ha perso 6 milioni di voti al Sud perché i credevano che il rdc fossero soldi regalati e non una cosa seria, se Salvini si è fatto montare la testa dai suoi ed è stato buggerato da quelli più vicini per conto di B., se qualcuno non sarà mai a capo della commissione banche, se i poteri forti sono tali ci sarà un motivo etc…Fare del sarcasmo perché piove, non fa smettere la pioggia. Occorre armarsi di ombrello, impermeabile e tanta pazienza. Cosa credevano, che la mafia e la corruzione si facevano mettere fuori, chiedendo magari scusa per il disturbo? Occorre tenacia, pazienza, fortezza senza lasciarsi abbattere nella sconfitta oppure esaltare nella vittoria. Non mi piacciono i lamentosi: sono degli sconfitti, dei perdenti. Come Renzi.

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