Cronaca/Giustizia/Interno/Politica

Vergogna Etruria

(di Roberta Labonia) – E, come in tutte le favole che si rispettano, vissero tutti felici e contenti.
Nell’ambito del crack Etruria il processo di primo grado che vedeva sul banco degli imputati dirigenti, direttori di Filiale e dipendenti, accusati di truffa ed istigazione alla truffa, si è chiuso ieri con 9 assoluzioni e solo 4 condanne. Sfumati se non addirittura inesistenti, gli accenni dati alla notizia dai palinsesti dei TG nazionali.

I condannati sono stati 4 sfigatissimi direttori di Filiale (per loro 10 mesi e non menzione).
Assolti tutti gli altri, compresi i 4 dirigenti che, secondo l’accusa, avevano costituito una “cabina di regia” finalizzata alla vendita delle obbligazioni subordinate anche al pubblico indistinto (per intenderci avrebbero potuto rifilarle anche alle mie due nonnine, se ancora fossero state di questo mondo).

Gli obbligazionisti e gli azionisti azzerati dal decreto SalvaBanche made in “renziloni” (in tutto, sugli 11 Istituti di credito saltati, 200 mila risparmiatori), ieri hanno dovuto ingoiare anche questo ulteriore rospo. Se giustizia avranno, questi cittadini truffati, pur con le lungaggini burocratiche che stanno interessando il MEF e il suo portale rimborsi (ancora non visibile agli utenti), dovranno ringraziare solo la tenacia dei 5 Stelle che si sono battuti e hanno ottenuto, nelle pieghe dell’ultima legge di bilancio,1.5 miliardi di euro per l’accensione di un Fondo di Indennizzo a loro dedicato. Ma sul fronte magistratura nisba, niet, o quasi. Ovvero i truffati si dovranno ritenere soddisfatti dalla condanna di soli 5 anni, grazie al rito abbreviato, di cui hanno goduto l’ex Presidente di Banca Etruria Fornasari e dell’ex Direttore Generale Bronchi, oltre a 2 figure minori destinatarie di condanne ancora più miti. Anche babbo Boschi, all’insegna del ‘volemose bene’, ha collezionato un “filotto” di archiviazioni.

E, tornando al filone truffa del crack Etruria, la tesi accolta della difesa è che non c’è stata truffa né istigazione alla truffa per 9 su 13 degli imputati. Quindi non risponde a verità sostenere, come sosteneva l’accusa, in particolare per i 4 dirigenti imputati, che avessero istituito una ‘cabina di regia’, che avessero truffato i risparmiatori non informandoli sui rischi delle subordinate emesse nel 2013 e poi azzerate. Il che, per la proprietà transitiva, equivale a dire che non sapessero in che condizioni finanziarie disastrose versava la loro Banca mentre allo sportello intortavano, tramite i loro pressati Direttori di Filiale, pensionati, salumieri, barbieri, meccanici, casalinghe, con strumenti d’investimento complessi e rischiosi che invece avrebbero richiesto un’alta competenza in materia da parte del sottoscrittore. Una tesi, a mio modesto parere, insostenibile.

Se queste vendite si sono potute realizzare, parlo da ex bancaria, è stato solo disattendendo le norme in materia: sono state travisate (non voglio dire taroccate), le interviste, una roba chiamata Mifid, adempimento previsto da una Direttiva UE, proprio per accertarlo quel grado di competenza. Come può, nella stragrande maggioranza dei casi, un piccolo pensionato, così come una onesta casalinga, comprendere i rischi connessi alla sottoscrizione di un’obbligazione subordinata? È in grado di leggere e comprenderne i dati del relativo prospetto informativo ? Lascio a voi la risposta.

In Banca Etruria, come verosimilmente in altre banche saltate di quelle 11, in realtà è lecito ritenere che si fosse generata una catena mistificatoria tesa a piazzare erga omnes questi pacchetti obbligazionari complessi. Partendo dall’alta Direzione, ai Dirigenti e, da questi, ai Direttori di Filiale, ultimo anello debole della catena, nessuno di lor signori si è fatto scrupolo di pressare fino all’inverosimile il suo sottoposto gerarchico a dare ‘ste sole’ al pubblico indistinto. Altrimenti l’alta Direzione col cavolo che glieli avrebbe sganciati i premi di produzione. Anzi, c’era di più, a rischio c’era anche lo stipendio, se la Banca fosse saltata. Tenevano famiglia, loro.
40 anni di vita bancaria vissuta mi danno il fermo convincimento che le cose siano andate proprio così.

Ma se mi sento di comprendere e, alla fine, di perdonare, gli ultimi anelli della catena (compresi gli ultimi degli ultimi, gli operatori di sportello), perché quasi sempre in tutto o in parte all’oscuro di certe dinamiche interne, a mano a mano che si sale nella scala gerarchica le scusanti spariscono. Resta solo la criminale consapevolezza del proprio operato.

Speriamo che i gradi di giudizio successivi ci restituiscano, almeno in parte, la verità dei fatti. Per adesso all’opinione pubblica non resta che digerire questa ennesima vergogna.

2 thoughts on “Vergogna Etruria

  1. Banca etruria se non ricordo male era il punto di riferimento finanziario della P2 di Gelli.
    Ora il fatto che esca dai processi senza pagare quasi nulla per i crimini commessi mi puzza di massoneria, e parecchio.

  2. Impeccabile e deprimente conclusione. Con tutti i giganteschi scandali bancari italiani, ce fosse uno dove i responsabili sono stati messi in gabbia

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