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Strasburgo, ultima sentenza: ora i boss sperano di uscire

LA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO FRA 48 ORE SI PRONUNCERÀ SULL’ERGASTOLO OSTATIVO: A RISCHIO IL SISTEMA ITALIANO ANTI-MAFIA E ANTI-TERRORISMO

 

(di Gianni Barbacetto – Il Fatto Quotidiano) – Tra 48 ore una sentenza europea potrebbe sconvolgere il sistema antimafia (e antiterrorismo) italiano. È attesa infatti per lunedì la decisione degli organi giudicanti della Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu) che potrebbe aprire la strada all’eliminazione del cosiddetto “ergastolo ostativo” per mafiosi e terroristi, porre fine all’esperienza dei collaboratori di giustizia e far saltare di fatto il 41 bis, cioè il carcere duro per i mafiosi. I boss condannati all’ergastolo potrebbero uscire dal carcere e sarebbero messe a rischio le norme antimafia volute da Giovanni Falcone.

La vicenda ha una data d’inizio: 13 giugno 2019. Quel giorno la Cedu – a maggioranza, con l’opinione contraria di un giudice – ha dato ragione al ricorso di un boss mafioso, Marcello Viola, e torto allo Stato italiano. Viola è il capo di una ’ndrina calabrese di Taurianova, condannato a quattro ergastoli per omicidi plurimi, occultamento di cadavere, sequestro di persona e detenzione di armi. La sentenza Cedu censura come “trattamento inumano e degradante” l’istituto giuridico del cosiddetto “ergastolo ostativo”. È la prassi italiana che esclude dai benefici penitenziari (lavoro fuori dal carcere, permessi premio, misure alternative alla detenzione) alcuni condannati all’ergastolo: 957 persone, condannate per reati di mafia, terrorismo, traffico di droga, pedopornografia, prostituzione minorile.

Anche i condannati all’“ergastolo ostativo” hanno un modo per tornare a godere, come gli altri, dei benefici penitenziari: dimostrare di essersi incamminati sulla strada della riabilitazione a cui ogni pena deve puntare, avendo tagliato i ponti con l’ambiente criminale e collaborando con la giustizia. La sentenza Viola, se confermata, provocherebbe invece la fine delle collaborazioni. Contro quella decisione, ha fatto ricorso il governo italiano, che l’ha ritenuta dirompente rispetto a un sistema di contrasto alla criminalità che si è dimostrato collaudato ed efficace. Al ricorso italiano dovrà rispondere la Grande Camera, una sorta di Cassazione della Corte europea. Per accedervi, il ricorso deve prima essere dichiarato ammissibile da un collegio di cinque giudici: lunedì questi si riuniranno per esaminare la questione. Se riterranno inammissibile la richiesta del governo italiano, varrà la sentenza del giugno scorso. Se la riterranno invece ammissibile, la Grande Camera la esaminerà e darà il suo verdetto, finale e inappellabile, prevedibilmente entro qualche mese.

Intanto altri 12 condannati hanno già depositato il loro ricorso, simile a quello di Viola, davanti alla Corte europea. E ben 250 ergastolani lo hanno presentato a un altro organismo internazionale, il Comitato delle Nazioni Unite.

Si è detto preoccupato della situazione il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede. In un incontro con il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, Bonafede ha espresso la sua preoccupazione “per il possibile impatto che la decisione di Strasburgo potrebbe avere sulla lotta alla mafia e al terrorismo”. Il non accoglimento del ricorso dell’Italia “avrebbe conseguenze sulle politiche antimafia e antiterrorismo italiane”. Se infatti, tra qualche mese, la Grande Camera respingerà il ricorso italiano e dunque confermerà il giudizio Cedu espresso a giugno, l’Italia sarà obbligata a risarcire il danno ai singoli che ne faranno richiesta. Ma più in generale, sarà sollecitata a modificare le sue leggi smontando il “sistema Falcone” e riconoscendo i benefici carcerari (compresi i permessi per uscire) anche ai boss che non hanno alcuna intenzione di collaborare.

La decisione europea di lunedì potrebbe avere influenza anche sulla Corte costituzionale italiana, che il 22 ottobre si dovrà pronunciare su una questione simile: dopo aver già dichiarato costituzionale il cosiddetto “ergastolo ostativo”, la Consulta a fine mese deciderà sul caso di Sebastiano Cannizzaro, condannato per associazione mafiosa. La questione sollevata davanti alla Corte: è incostituzionale privarlo dei permessi premio?

“Falcone aveva ben compreso che solo con l’ergastolo ostativo e il carcere duro fosse possibile per lo Stato ottenere risultati significativi nel contrasto alle mafie”, sostiene una nota degli europarlamentari del M5s Fabio Massimo Castaldo e Sabrina Pignedoli. “Rimosse queste limitazioni, nessun mafioso avrebbe più interesse a collaborare. La Cedu rischia di esaudire, inconsapevolmente, le richieste dei boss nella Trattativa Stato-mafia e rendere vano il sacrificio di Falcone e Borsellino e di tutti i magistrati e forze dell’ordine che rischiano la vita per combattere le mafie”.

6 thoughts on “Strasburgo, ultima sentenza: ora i boss sperano di uscire

  1. Se la CEDU confermasse la decisione di Giugno 2019, dimostrerebbe l’inconsapevolezza del problema MAFIA. Un evento del genere sarebbe devastante per la lotta alla criminalità organizzata, in spregio alle innumerevoli vittime della stessa.

  2. Dall ‘Europa ormai ci aspettiamo solo porcate, non ne azzeccano una. Ma questa poi sarebbe il colmo, vanificherebbe 30 anni di lotta alla mafia che è costata dolore e sangue a frotte dì poliziotti e magistrati che hanno servito lo Stato a prezzo della vita

  3. STRASBRGO, NON CAPISCE UN CAXXO DI MAFIA. SELIBERANO I MAFIOSI GLIELI MANDIAMO A CASA LORO, E SE LI DEBBONO TENERE . QUESTO SE BOCCIANO IL RICORSO DI BONAFEDE.

  4. Non è Straburgo che non capisce un k@770, ma è LO STATO COLLUSO PARAMAFIOSO CHE D’ACCORDO CON I POTERI POLITICI AMICI DI MAFIOSI CHE HANNO ORDINATO ALL’AVVOCATURA DELLO STATO DI PERDERE LA CAUSA! Uno stato di merda ha anche la sua avvocatura di merda!

  5. Basta buonismo con le belve umane! Fosse per me, li passerei per le armi, ma non si può. Il 41 bis, si può e si deve, dicano quel che dicano i tribunali di Strasburgo o di Ulán Bator fa lo stesso. La normalità democratica è già abbastanza a rischio

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