Cronaca/Giustizia/Interno/Politica

Dai mafiosi ai terroristi, ecco cosa succede adesso dopo la sentenza sull’ergastolo

(Claudia Guasco – il Messaggero) – Vivono in «aree riservate», blocchi del carcere organizzati in modo da rendere impossibile qualsiasi contatto con altri detenuti. Perché secondo alcuni, un’occhiata fuggevole potrebbe essere un messaggio; il gesto impercettibile di una mano, una condanna a morte. Ma solo un boss ha osato dire di non poterne più dei rigori del 41 bis. È Michele Zagaria, capo del clan dei Casalesi in cella a Opera, che lo scorso febbraio durante un’udienza ha raccontato di vivere «una situazione disumana» e che nessun detenuto vuole trascorrere con lui l’ora d’aria per paura di microspie. Gli altri boss ostentano indifferenza per un regime inflitto da una giustizia che non riconoscono.

DA RIINA A BAGARELLA

Sono 1.250, secondo i dati di Nessuno tocchi Caino, i detenuti sottoposti a ergastolo ostativo, pari ai due terzi dei 1.790 condannati a vita. Sono capoclan, mafiosi di grosso calibro ma anche picciotti con curriculum da killer, brigatisti rossi, terroristi, trafficanti di droga, sequestratori, chi si è macchiato di reati legati alla pornografia o alla prostituzione minorile.

Rispetto agli ergastolani comuni, non hanno una prospettiva di vita diversa da quella dietro le sbarre, non possono chiedere la liberazione condizionale né le misure alternative alla detenzione o permessi. Sempre che non scelgano di collaborare. L’articolo 4 bis dell’ordinamento penitenziario è stato introdotto per mettere i mafiosi di fronte a un bivio, come ha ricordato l’ex procuratore nazionale antimafia Piero Grasso: essere fedeli a Cosa nostra e pagarne le conseguenze fino in fondo, oppure collaborare con lo Stato e cominciare il processo di ravvedimento previsto dalla Costituzione.

CHI È IN CARCERE

Tra i boss irriducibili in regime di carcere duro ci sono Leoluca Bagarella, Giovanni Riina, Benedetto Santapaola, Antonino e Rocco Pesce, Michele Zagaria, Giuseppe Pelle, Giovanni Strangio, Sebastiano Nirta. Tra i brigatisti Nadia Desdemona Lioce, uno dei capi delle Nuove Br condannata per gli omicidi di Marco Biagi e Massimo D’Antona e rinchiusa al 41 bis, oltre ai nomi di spicco della vecchia guardia come Rita Algranati, Cesare Di Lenardo, Fabio Ravalli, sua moglie Maria Cappello, Antonino Fosso, Rossella Lupo.

E adesso per loro cosa cambia? «La decisione della Corte europea dei diritti dell’uomo non induce alcun automatismo, ora si tratterà solo di ragionare. La legge italiana non cambia, la sentenza è un’indicazione all’Italia a modificare un sistema che si ritiene non in linea con la giurisprudenza della Corte», spiega Mauro Palma, Garante nazionale dei diritti dei detenuti. Come sintetizza l’avvocato di Marcello Viola, Antonella Mascia, «non è che da domani escono tutti dalle carceri».

Possono però chiedere che nei loro confronti vengano applicati i benefici concessi agli ergastolani e per farlo si rivolgeranno al giudice di Sorveglianza, che valuterà le situazioni personali, i percorsi di resipiscenza e deciderà caso per caso. Sarà la prossima mossa di Viola: «Andiamo davanti al tribunale di Sorveglianza dell’Aquila, per vedere eseguire questa sentenza che riguarda l’applicazione della misura individuale», anticipa il suo legale. Per ora, se l’Italia non rispetta le indicazioni della Corte di Strasburgo, il rischio è una multa. Rileva il procuratore capo di Palermo, Francesco Lo Voi: «Si tratta in realtà di una decisione che non ha una diretta esecutività e un’automatica applicabilità all’interno dell’ordinamento italiano. Nella sentenza della Cedu infatti lo Stato viene invitato a riformulare la normativa che prevede l’ergastolo ostativo in modo da non tener conto esclusivamente della mancanza di collaborazione con la giustizia. Sarà dunque compito del legislatore italiano trovare il necessario equilibrio con le particolarissime caratteristiche delle associazioni mafiose»».

Ma dal 22 ottobre la situazione potrebbe registrare un’accelerazione: la Corte Costituzionale è chiamata a decidere se la norma è legittima o meno. Per il presidente emerito della Consulta Valerio Onida, che ha fatto parte del collegio di difesa di Viola, il carcere duro è «incostituzionale: bisogna che il legislatore modifichi la norma, se non lo facesse permarrebbe una violazione strutturale della Convenzione europea e si aprirebbe la strada a nuove condanne».

2 thoughts on “Dai mafiosi ai terroristi, ecco cosa succede adesso dopo la sentenza sull’ergastolo

  1. RIUNIAMOLI TUTTI… E BUUM!! CHE SALTINO IN ARIA ! CIO’ CHE HANNO FATTO, FACCIAMO NOI A LORO! RISOLTO IL PROBLEMA DELLA SICUREZZA E GIUSTIZIA PER LE PERSONE ONESTE TERRORIZZATE DA QUESTE BELVE, CHE NULLA HANNO DI UMANO!! SI FOTTA BRUXELLES, E COLORO CHE NON HANNO CONSAPEVOLEZZA DELL’ENORME PROBLEMA , SU COME TENERE A BADA BELVE, ANCORA ASSETATE DI SANGUE UMANO!!

  2. Beh abbiamo pagato multe per le piste ciclabili possiamo dare un obolo a favore di quelle Teste di Chicco di Strasburgo per evitare o prolungare questa sentenza tipica da incompetenti o…..le finanze della malavita sono molto floride.
    Poveri Falcone – Borsellino.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.