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Andrea Scanzi: “Lezzi e Grillo, quelle che… mi si nota di più se sto a casa?”

(di Andrea Scanzi – Il Fatto Quotidiano, 15 OTTOBRE 2019) – I dissidenti 5 Stelle sono ormai una sorta di topos letterario. Ne esistono tre categorie. La prima, di sicuro la più avvilente, ma anche la più rilevante numericamente, è quella che chiameremo “sfollati di se stessi”. Carneadi senza arte né parte, irrilevanti e spesso patetici, non hanno doti politiche e nessuno si accorge della loro esistenza. Poi, quando non ne possono più del loro anonimato (e del restituire buona parte dello stipendio), di colpo giocano ai martiri, dicono che Grillo è Goebbels, sfruttano i soliti giornalisti pronti a reiterare la vulgata idiota dei “grillini fascisti” e si accasano in qualche gruppuscolo di scalzacani. Ci sono poi i “dissidenti senzienti”, ovvero quelli che stanno dentro il movimento e criticano cum iuicio. Un buon esempio è Nicola Morra, come pure Roberto Fico. Erano contrari al troiaio di accordo con la Lega, ma sapevano anche che in quel momento non ci fosse nulla di meglio. Così hanno navigato a vista, sperando più prima che poi che Capitan Reflusso facesse la puntuale minchiata agostana.

La terza categoria di dissidenti – la più sfuggente e la meno catalogabile – è quella dei “mi si nota di più se vengo o sto a casa?”. Sono i nostalgici dell’accordo con la Lega, e già in questo c’è un che di irrisolto psichiatricamente. Ma sono anche quelli/e che, col Salvimaio, avevano uno strapuntino di potere poi evaporato col governo Mazinga. È il caso delle ex ministre Giulia Grillo e Barbara Lezzi. A Napoli, per una festa 5 Stelle a basso profilo come il momento stesso del M5S (né malato grave né guarito del tutto), non c’erano. Giulia Grillo è stata un ministro della Salute divisivo, ma che ha ricevuto il plauso di non pochi. Di contro, Barbara Lezzi è stata una di quelle uscite più scornate dall’accrocchio coi salviniani. Persino più di Toninelli, più gaffeur che realmente colpevole. Lezzi è stata una delle più efficaci della prima legislatura grillina. Talebana dotata di grinta e intelletto, di lei si ricorda anche la fascinazione totale che sapeva generare in Bruno Vespa, non certo grillino ma oltremodo rapito dalle sue teorie economiche (e dai suoi ricci biondo-salentini). Una volta assisa al soglio del dicastero del Sud, Lezzi si è giocata malino le sue carte. È uscita sconfitta dalla querelle Tap (sentitissima nella sua Puglia) ed è via via scomparsa dai radar che contano. Dopo il varo del Mazinga con Pd, Leu e niente (cioè renziani), ha cominciato a cannoneggiare malmostosamente dalla sua poco frequentata pagina Facebook. Avrebbe preferito andare al voto, come Paragone e Di Battista. Legittimo. Lezzi, però, è un caso forse a sé. Al di là del ministero perduto, e andato peraltro a uno dei più bravi ora al governo (Provenzano), Lezzi ha da sempre il dente avvelenatissimo con Pd e sinistra. Emblematica la conferenza stampa del luglio 2018 oltremodo feroce con Emiliano, che ella trattò neanche fosse Farinacci (o forse Farinacci lo avrebbe trattato meglio). Ricordo poi bene una puntata di The Match (la trovate su Loft) a inizio 2018, durante la quale per poco non si prendeva a cazzotti – lei e il suo compagno – con l’orgogliosamente comunista Vauro. Evidentemente Lezzi odia la gauche italiana. E altrettanto evidentemente, quando gli attivisti 5 Stelle votavano a maggioranza per l’accordo col Pd, era distratta. Al netto di frustrazioni e idiosincrasie personali, mette comunque malinconia constatare come, tanto tra i grillini quanto fra la presunta intellighenzia “de sinistra”, ci siano così tanti non salviniani a parole che però – nei fatti e nei mugugni – ne fanno il gioco. Peccato.

2 thoughts on “Andrea Scanzi: “Lezzi e Grillo, quelle che… mi si nota di più se sto a casa?”

  1. Lezzi è quella che ha preso a pesci in faccia le Regioni e Istituzioni locali del sud perché si muovessero, finalmente, per presentare PROGETTI finanziati dall’UE. Progetti fermi da anni e soldi che sfumavano. Il resto sono chiacchiere tipiche di Scanzi che 3ga una simpatia ( attenuata causa delusione ma pronta a risorgere) per la sx.

  2. C’è poco da rideal popolo bove l popolo bove e: se l’accordo col PD al governo già fu preso male dalla base, l’alleanza per le regionali in Umbria sarà un suicidio politico che rischia di azzerare o quasi i voti grillini. Qui sono troppo vicini, pesanti ed eclatanti i segni di 50 anni di monocolore rosso, col codazzo di coop, sindacati, associazioni, attivisti a sostegno di una casta politica che di sinistra non ha più nulla.
    La Tesei sarà l’apocalisse finale e consentirà di trasmettere in continuità l’Umbria ai soliti potentati.
    Nonostante ciò, il popolo bove ma sovrano, preferisce che tutto crolli sopra la testa degli oligarchi rossi, come un novello Sansone, senza voler vedere che l’unico a rimanere sotto le macerie sarà solamente, ancora una volta lui.

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