Cronaca/Editoria/Interno/Politica

C’è speranza per il Movimento 5 stelle? La risposta nel libro Snaturati di Marco Morosini

(lettera43.it) – «Il Movimento 5 stelle è morto con Gianroberto Casaleggio». Il de profundis di Manuela Sangiorgi sindaca dimissionaria di Imola riassume gli umori del popolo pentastellato. «Abbiamo visto appropriarsi di ruoli apicali da parte di persone senza arte né parte», ha tuonato Sangiorgi, ricordando l’emorragia di consensi di quella che era la prima forza politica del Paese. Nel mirino la leadership di Luigi Di Maio, la decisione di andare al governo col Pd. La metamorfosi dal Vaffa al Palazzo, tradendo una a una tutte (quasi) le stelle appuntate nel nome. Ma davvero non si può fare niente per fermare la degenerazione del Movimento? Per avere delle risposte bisogna riavvolgere il nastro. Tornando all’inizio, all’utopia del potere dal basso, dell’uno vale uno, all’ambientalismo senza se e senza ma.

In questo cammino a ritroso Lettera43.it si è fatta guidare da Marco Morosini, già ispiratore e ghostwriter di Beppe Grillo dal 1992 docente di Politiche ambientali al Politecnico federale di Zurigo, che in occasione del decennale del M5s, il 4 ottobre 2019, ha pubblicato Snaturati. Dalla social-ecologia al populismo – (auto)Biografia non autorizzata (Castelvecchi editore). Tra le pagine di questo saggio abbiamo cercato i motivi della crisi profonda che sta attraversando il Movimento.

Davvero si può dire che il Movimento è morto con Casaleggio?

Gianroberto vive nell’opera che ha creato. Ma quest’opera è deragliata. Il 29 ottobre 2004 Gianroberto venne a casa mia a Milano. Un hippy-juppie, un po’ Woodstock, un po’ Cernobbiom devoto all’ideologia digitalista fiorita in California decenni orsono e per questo chiamata “ideologia californiana”, che descrivo e commento in Snaturati. Beppe mi chiedeva il mio parere sulla idoneità di Gianroberto a lavorare con noi. Gianroberto si disse convinto che grazie alle sue capacità nel web-marketing e alla popolarità di Beppe si sarebbe potuto creare in Italia qualcosa di simile a MoveOn.org il movimento politico di sinistra statunitense che non mira a prendere il potere, ma a influenzare la società e favorire l’elezione di candidati progressisti. Questo era proprio quello che io e Beppe facevamo da 13 anni. Quindi il mio parere fu positivo. Nel gennaio del 2005 la Casaleggio Associati cominciò a realizzare Il Blog di Beppe Grillo. Quattordici anni dopo il Movimento, ormai deragliato, formò il governo Lega-5 stelle, che incarna tutto ciò che MoveOn combatte.

Gianroberto Casaleggio e Beppe Grillo.

Cosa è cambiato con la morte del co-fondatore?

Man mano che Il Blog di Beppe Grilloguadagnava influenza costatavo nei suoi post e anche negli spettacoli di Beppe una inversione a U rispetto ai contenuti di un quindicennio di lavoro insieme. E ciò ancor di più dopo la scomparsa di Gianroberto. Invece della consapevolezza della complessità di ogni fenomeno, c’era ora il semplicismo: ogni problema complesso ha una soluzione semplice, ma è impedita da “loro”. In tanti anni io e Beppe avevamo imparato che “loro” non esiste e che ognuno è il “loro” di qualcun altro. Ora, invece, il “loro” emergeva come causa di tutti i mali.

Poi il timone è passato, per via ereditaria, a Davide Casaleggio. Quanto ha snaturato il M5s?

Dell’erede di Gianroberto molti grandi giornali nel mondo hanno dato una descrizione inquietante. Aldo Giannuli, il politologo che fu strettamente legato al M5s, disse a Il Mattino il 7 aprile 2018 che «il colpo di Stato che ha dato vita al secondo Movimento alla fine del 2017 cominciò nell’estate del 2016». Ossia appena dopo la morte di Gianroberto.

Com’è cambiato il ruolo di Beppe Grillo all’interno del Movimento?

Il ruolo di Beppe fu minore di quello che sembra. Anche di quello che sembra a lui stesso. Il M5s è la creatura solo di Gianroberto. Il suo fiuto captò il dirompente potenziale politico social-ecologico di 13 anni di lavoro del sodalizio Grillo-Morosini, dal 1992 al 2005. Gianroberto si rivolse a noi a ragion veduta. Fu molto abile a reclutare Beppe nel suo progetto di partito e a cambiare la nostra agenda politica passando, come dice il sottotitolo di Snaturati «dalla social-ecologia al populismo». La social-ecologia è sia uno strumento analitico per sviscerare i legami tra ingiustizia sociale e aggressione alla natura, sia un approccio e programma politico per porre fine a queste piaghe che possono portare alla distruzione della nostra civiltà così come la conosciamo. In Francia la parola “social-ecologie” è nel logo del Partito socialista. Da noi, invece,  siamo ancora  ancora al “taglio delle poltrone”.

Quali sono stati i suoi errori più gravi?

A Beppe raccontai spesso le idee dei pensatori che hanno riflettuto sulla tecnica. Appena ci conoscemmo nel 1992 gli consigliai il libro di Neil Postman Technopoly. La resa della cultura alla tecnologia uno dei libri che lo influenzarono di più. «Technopoly» dice la presentazione «è lo stadio in cui la tecnologia, autoleggitimata e onnipresente, rende invisibile e irrilevante il mondo del pensiero tradizionale». Va notato che Technopoly fu pubblicato nel 1992, quando pochissimi vedevano nuvole nere nel cielo digitale. Sensibilizzato da Postman, da altre letture e da me, Beppe criticò per un decennio, dal 1992 al 2004, il fideismo tecnologico. Attenzione, dicevamo, non è tutto oro quello che luccica, guardiamo anche la faccia nascosta della tecnica, impariamo dall’esperienza. «Abbiamo più che la paura, abbiamo l’esperienza» è una frase chiara di chi raccomanda politiche di precauzione tecnologica.

Poi cosa accadde?

Dal 2005 Beppe cominciò a celebrare le nuove tecnologie con lo zelo di un convertito. Sembrava un ragazzino incantato da nuovi balocchi. Nel 2005 Gianroberto inculcò in Beppe la sua fede nel potere taumaturgico del digitale. Poco dopo uscì su Internazionale l’articolo Ho visto il futuro. Fu un manifesto del potenziale politico delle tecnologie digitali. Scrivendo quel testo forse un po’ ci credevo anch’io. Quattordici anni fa in pochi presagivano la faccia oscura del digitale. Beppe era in copertina, nudo, con i piedi nell’acqua sulla spiaggia davanti alla sua villa di Bibbona, vicino a Livorno. Le intimità erano coperte da un computer nero, aperto a metà. Sulle orecchie aveva una cuffia con microfono. Il suo viso esprimeva sfida. Il Blogera ancora in embrione, ma la faccia di Beppe diceva profeticamente: siamo nudi, ma con quest’arma vinceremo. L’élite 5 stelle non sembra riflettere sull’ambivalenza della tecnica. Ciò non stupisce perché questa mancanza di riflessione domina anche nei media, nella popolazione nella maggiorparte degli intellettuali. La “rivoluzione digitale” è ancora percepita da tutti non come un fenomeno ambivalente, ma come un cesto di balocchi portato da Babbo Natale.

La copertina di Internazionale dedicata a Beppe Grillo.

Nel libro Snaturati lei parla dei V-Day come punti di rottura. In che senso?

I due V-Day del 2007 e del 2008 mi lasciarono perplesso. Dopo un quindicennio nel quale, grazie al nostro lavoro insieme, il discorso di Beppe aveva guadagnato spessore e perso volgarità, egli tornava al vaffanculo. La denigrazione di tutti i partiti, i politici, i giornalisti e i giornali faceva di ogni erba un fascio. Delegittimava l’intera politica e l’intera stampa, ossia le due principali istituzioni con le quali possiamo contrastare il dominio degli strapoteri economici, della pubblicità e dell’ideologia consumista.

Alessandro Di Battista, Davide Casaleggio e Luigi dI Maio mentre abbraccia Beppe Grillo per i risultati elettorali, 5 Marzo 2018.

E così già nel 2008 cominciò la muta del futuro M5s…

Si tratta di una vera e propria inversione ad U dell’agenda politica originaria che dal 1992 avevamo portato avanti per 16 anni. Io e Beppe avevamo spiegato per anni che una crescita economica infinita su un Pianeta non infinito non è possibile, e avevamo denunciato la fallacia del Pil come indicatore di benessere. Lo stesso fa il giovane e valente ministro ministro dell’Istruzione, il professor Lorenzo Fioramonti, influenzato anche da noi, con il suo libro Presi per il Pil. Anni dopo, nel 2019, il primo capo del governo del Movimento 5 stelle, l’avvocato Giuseppe Conte, paragona l’economia italiana a una Ferrari che in autostrada dovrebbe ulteriormente accelerare la sua corsa. All’inizio del 2019 il governo Lega-5 stelle promette addirittura un «un boom economico», «un anno bellissimo» e una crescita economica del 3%, pur sapendo che nel 2019 essa sarà vicina allo zero.

L’ultimo articolo che ha scritto con Beppe Grillo si intitolava Perché non voto. È ancora attuale?

Nel 2008 il nostro ultimo articolo insieme Perché non voto fu quasi un testamento politico. Esso affermava tre linee strategiche di politica economica, ecologica e sociale per le future legislature: «Il programma si può riassumere in una parola: meno. Meno energia: 2000 watt pro capite invece di 5000 watt – entro il 2050. Meno materiali: 20 tonnellate pro capite all’anno, invece di 40. Meno lavoro: 20 ore di lavoro a settimana, invece di 40». La soluzione più ragionevole per rallentare la corsa verso la catastrofe ecologica e economica è di ridurre di molto le nostre produzioni e i nostri consumi materiali. Con le buone. L’altra soluzione è che sìano la natura e i conflitti a farceli ridurre con le cattive. Voi cosa scegliereste?

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