Cronaca/Editoria/Interno

Intervista di Oriana Fallaci a Lina Merlin

(Da Libero quotidiano) – Per gentile concessione dell’ editore Rizzoli pubblichiamo integralmente l’ intervista di Oriana Fallaci alla senatrice socialista Lina Merlin uscita sull’ Europeo nel 1963 ed estratta dal libro «Se nascerai donna» (pp.352, 20 euro). Il volume, che raccoglie i ritratti, le interviste e le inchieste della scrittrice dedicate all’ universo femminile, da oggi è disponibile in tutte le librerie.

“A Montecitorio, quando mi capitava di andarci e lei era ancora deputata, iscritta al PSI, mi incantavo spesso a guardarla, senatrice Merlin. E non perché il suo nome fosse legato alla chiusura delle case chiuse, ma perché tutto in lei ricordava un mondo che sta per scomparire: quello dei vecchi socialisti, sentimentali e un po’ anarchici, galantuomini e puri. Guardavo i suoi capelli bianchi, i suoi occhi accesi, e tornavo a un’ epoca che non ho conosciuto: liberale, laica. Pensavo che mi sarebbe piaciuto parlarle, anzi, ascoltarla. Non è mai capitato e mi sembra quasi indiscreto venire a disturbarla ora che non è più senatrice, né deputata, né iscritta al PSI, e siede carica di amarezza (mi dicono), perfino malata (mi dicono), nel salottino borghese di una casa borghese sul mare Adriatico, la finestra aperta su una spiaggia di ombrelloni e turisti. Ma la sua legge sulle case chiuse

LINA MERLIN. Anzitutto io non sono malata, sto benissimo, malata sarà lei; ho un cuore che lei giovane non si sogna nemmeno, e al mare non sto per curarmi, ma perché tutti gli anni vado al mare. Poi non sono carica di amarezza per niente, sono tranquilla, serena, e se mi son ritirata è perché non voglio morire prima di quando mi tocchi; ciascuno ha diritto di morire più tardi possibile. La mia vecchia pelle m’ è cara e se restavo un giorno di più fra i mestieranti della politica finivo al cimitero anzitempo. Le racconterò ogni cosa, se vuole: io non faccio misteri. Intanto sappia che quando i non onesti trionfano, gli onesti lasciano. Quanto alla mia legge sulle case Ne parlano ancora?! Come no, senatrice. È tornato a essere uno degli argomenti del giorno per gli italiani, che la presero per un dispetto. E si lamentano, s’ agitano, s’ inquietano; quasi, anziché due anni, fossero passati due giorni e non riuscissero a darsene pace.

Ah! Questo paese di viriloni che passan per gli uomini più dotati del mondo e poi non riescono a conquistare una donna da soli! Se non gli riesce di conquistare le donne, a questi cretini, peggio per loro. Perché non fanno come i miei compagni di Adria? Un giorno vado ad Adria e dico: com’ è, compagni, che voi non mi avete mai chiamato a fare una conferenza sulla mia legge? «Perché non ci interessa, Lina» rispondono. E ora le voglio raccontare una storia, le voglio. Un altro giorno vado a tenere una conferenza in una sede del PSI a Milano e appena entro qualcuno mi infila una busta gialla tra le mani. La apro e c’ è scritto: «Compagna, pensa al male che fai con la tua legge: dove può andare un vedovo vecchio e gobbo se non in quelle case?». Io raggiungo il tavolo e dico: m’ è stata consegnata una lettera così e così, spero che il compagno sia tra noi per rispondere a una domanda.

Compagno, come può fare una vedova vecchia e gobba che non sa dove procurarsi un bel giovanotto?

Ma scusate, compagni, chi ve lo ha detto che le donne non hanno i loro problemi? Press’ a poco il discorso che feci alla Camera: se voi ritenete che quello sia un servizio sociale, e i cittadini maschi abbiano diritto a quel servizio sociale, allora istituite il servizio obbligatorio per le cittadine dai vent’ anni in su. E che anche per le cittadine sia considerato un servizio sociale. Alcuni giornalisti commentarono la mia logica come indecorosa. Indecorosa io, che non ho mai detto una parola volgare e invece dell’ espressione prostituta uso sempre l’ aforisma «quelle disgraziate». Volgare io, che dico come quel prete di Londra: «Non chiamatele prostitute: sono donne che amano male perché furono male amate». La legge! Cosa di nuovo, ora, con questa legge?

C’ è stato un processo per lenocinio, senatrice Merlin, al tribunale di Firenze e il giudice ha accettato l’ eccezione avanzata dal difensore secondo cui la sua legge è incostituzionale perché non tiene conto dell’ articolo della Costituzione col quale lo Stato si impegna a difendere la salute del cittadino. L’ ordinanza del giudice è ora all’ esame della Corte Costituzionale e Oh, sì. Ero sicura che fosse venuta a farmi arrabbiare su questo. E urlo: la mia legge è costituzionalissima e se la Corte Costituzionale prende in considerazione, solo in considerazione, l’ ordinanza di quel giudice, allora è il crollo di tutto. Allora vuol dire che il mio paese non merita nulla, che il mio paese è selvaggio, che i giudici del mio paese non conoscono neanche le leggi e il significato delle leggi: ma che si rileggano un po’ Montesquieu! Io sono stata uno dei settanta soloni che hanno fatto la Costituzione, sa, la Costituzione io la conosco, sa, e conosco l’ articolo sulla salute pubblica perché l’ ho voluto. Cosa dice questo articolo?

«La Repubblica ha il dovere di difendere la salute dei cittadini purché ciò non offenda la loro dignità umana». Purché ciò non offenda la loro dignità umana: chiaro? E sottoporre quelle disgraziate a visita coatta non è forse offendere la loro dignità umana? Tanto più che esse non sono più schedate. E allora come fanno a sceglierle? Con quale criterio le scelgono? Col criterio che avevano prima con le clandestine? Fermar tutte quelle che camminano sole per strada, magari senza documenti o fumando? Le è mai capitato di camminar sola per la strada, la notte, magari fumando?

Sì, qualche volta.

Bene. Lo sa cosa accadde a una sua collega che all’ una e mezzo del mattino, uscita dal giornale, si avviava fumando alla ricerca di un taxi? La fermarono e: «Lei viene in questura». «Nemmeno per sogno, e perché?». «Perché lei viene in questura. Documenti.» «Non li ho. Ma sono la Tal dei Tali, quello è il mio giornale.» «Non ci interessa. Lei fumava per strada. Venga in questura.» Le andò bene, era un tipo deciso e li trattò come meritavano. Ma metta che si fosse lasciata condurre, come si lasciarono condurre altre onestissime donne che esercitavano il loro diritto di camminar sole per strada, cosa sarebbe successo?

L’ avrebbero chiusa in guardina e l’ indomani le avrebbero fatto una visita coatta, ed io l’ avrei trovata alla Sala celtica come ci trovai la povera servetta sorpresa senza documenti insieme al suo caporale, che piangeva poverina ed era lì da otto giorni: ad aspettare il responso. Perché otto giorni ci vogliono per avere il responso. Proseguiamo. Quale altro criterio per fermare una donna: l’ aria provocante? Be’? Quante donne oggi non hanno un’ aria provocante? Non che voglia fare la vecchia strega, non che mi scandalizzi perché le donne si dipingono troppo e si pettinano alla Bardot, dico anzi che è la moda, se domani la moda ordinasse di andare al mare dentro un sacco a pelo della Prima guerra mondiale anziché col bikini le donne ci andrebbero: ma resta il fatto che sono molto dipinte. Allora che facciamo? Il questurino le ferma per questo? «Perché mi ferma, questurino?» «Perché lei è una prostituta.» «E lei da cosa lo giudica, questurino?» «Dal suo aspetto.»

«Ah, sì? Lei, questurino, si permette di giudicare l’ aspetto?» «Lei può esser malata, bella mia.» «Ah, sì? Lei, questurino fa il medico e giudica a occhio se una donna è malata?» «Niente discorsi, via dal dottore.» Il dottore la visita, magari la trova malata. Ah, dice, questa è prostituta.

Perché? Perché è malata? Dunque mentre il questurino fa il medico, il medico fa il questurino? Proseguiamo. Quale altro criterio per fermare una donna? Quelle, dicono, che ricevono in casa molti uomini. Senta: io per vent’ anni ho ricevuto moltissimi giovanotti in casa mia; davo lezioni di italiano e francese, per vivere, il fascismo mi aveva tolto la cattedra. E se una portinaia maligna avesse detto che le mie lezioni erano una scusa? Non ero mica brutta, da giovane, sa? I miei corteggiatori li avevo e mio marito morì che ero giovane, ancora. E se la portinaia lo avesse detto? È successo a tante donne che vivevano sole, donne perbene, che sono state denunciate e sfrattate. Ma io sono una persona civile, io rispetto il mio prossimo, la libertà del mio prossimo, io non tollero questo!

Lo Stato potrebbe far visitare tutti, uomini e donne, sani e malati, come si fa – per la vaccinazione contro il vaiolo. La polizia potrebbe cominciare dalle passeggiatrici sicure, quelle che fanno la posta in punti precisi Ma non sa proprio nulla, lei! Quella di far visitare tutti i cittadini malati, non sani, malati, e tutti, uomini e donne, è una legge che esiste di già e che non è stata ancora applicata e che io predico inutilmente da anni perché venga applicata. Quanto alle passeggiatrici, no: come facciamo se non abbiamo le prove, se son clandestine, se non sono schedate? Le schediamo di nuovo, eh? Diamo loro di nuovo quella tessera che Mussolini chiamava ipocritamente sanitaria e che era peggio di una condanna a vita, di un marchio sulla fronte degli schiavi, eh? Ma lo sa che il giorno in cui una donna non voleva o non poteva fare più la prostituta, e andava in questura e diceva «ecco la vostra tessera», per prima cosa doveva tornarsene al paese col foglio di via e per anni restava una vigilata speciale della questura? Eh? Si recuperava così? Ma lo sa che se aveva un figlio questo restava per tutta l’ esistenza il figlio di una schedata?

Quasi tutte quelle disgraziate hanno un figlio ed anche se per lui sono le madri migliori del mondo, anche se lo tirano su bene, se lo fanno studiare, viene sempre il giorno in cui egli ha bisogno di un foglio bollato, di dare informazioni per partecipare a un concorso. E allora vien fuori che è il figlio di una schedata e non può fare non dico il diplomatico, nemmeno il questurino. Schedarle vuol dire ridare loro la tessera di prostitute, vuol capirlo sì o no? E perché schedare loro, le paria della prostituzione, e non le squillo che vivono in appartamenti eleganti, non le mantenute che si vendono per una pelliccia o un gioiello?

Non sono prostitute anche le amichette dei ricchi? E poi non dimentichi che l’ Italia ha accettato la convenzione dell’ ONU e in questa sta detto che è proibita qualsiasi schedatura per qualsiasi ragione: ivi compresa la salute pubblica. Abbiamo aspettato tanto per entrare all’ ONU, usciamone dunque.

Senatrice Merlin, sono totalmente d’ accordo con lei: perciò non si arrabbi.

A partire da questo momento però mi comporterò come se non fossi d’ accordo con lei e, la prego non si arrabbi, le porrò alcune domande che riassumono le colpe delle quali la accusano.

Colpe? Che colpe? Accuse? Che accuse? Non ho mica fatto nulla di male, io, ho fatto una cosa buona.

Lo so, senatrice Merlin: e nessuno l’ ha mai ringraziata per questo. La hanno insultata, derisa, lapidata.

Nessuno, lo sappiamo, è più odiato del benefattore, e la gratitudine non esiste.

Dunque mi risponda, la prego. Prima accusa: le prostitute, dopo la applicazione della sua legge, son raddoppiate.

Può darsi. È aumentata la popolazione, saranno aumentate anche quelle disgraziate. E comunque qual è il termine di confronto? Le hanno contate? Le avevano contate prima?

Come dice?

Si vedono? E prima non si vedevano? Se ne vedevano meno, dice? Ma faccia il piacere, ma non sa proprio nulla lei! Non si vedevano quando non si volevano vedere.

Io le ho sempre viste. Mi ricordo quando avevo diciott’ anni e sembravo un angioletto e andavo a spasso sotto i portici con mio zio e loro gli battevano la borsa nei ginocchi o gli tiravano la giacchetta e io dicevo: «Zio, che vogliono? Chi sono?». E lui: «L’ elemosina». E prima che fosse applicata la mia legge? Una volta a Milano ho fatto le quattro del mattino, ho fatto, incontrandole ovunque.

Seconda accusa: aumento delle malattie celtiche.

Questo lo dicono persone molto serie, però. Qui ci sono i dati.

Ma come è ingenua, lei! I dati di chi? E contrapposti a quali dati? Ma lo sa che nel 1937 ci furono centinaia di migliaia di casi? Diminuirono fortemente con la scoperta degli antibiotici ma crebbero di nuovo nel 1953 quando le case erano ancora aperte: si son chiuse nel 1958. E il fatto che agli antibiotici ci si assuefà e dopo un certo uso non hanno più lo stesso effetto, dove lo mette? E il fatto che tutte le malattie vanno soggette a cicli, dove lo mette? C’ è una gran recrudescenza della poliomielite e del cancro in questi anni: anche questa è colpa della senatrice Merlin? E come si combatte quella recrudescenza, semmai? Riaprendo le case che son focolai di infezione?

Senta, lei che non capisce proprio nulla: lo sa quante volte quelle disgraziate erano visitate nelle case? Due volte la settimana. Le pare sufficiente? Con decine di clienti al giorno ciascuna? E a cosa serviva visitare 2500 donne, tante vivevano nelle case chiuse, quando fuori c’ erano almeno 50.000 clandestine non obbligate a marcar visita? E le tenutarie che dicevano al dottore: «Dottore, non ci dica che la Rosetta l’ è ammalata, mi lavora tanto», e il dottore le accontentava? Ma stia zitta, stia!

Terza accusa: aumento dei delitti sessuali, dei teddy-boys, del pappagallismo. E non parlo, perché mi fa ridere, del problema dei militari che secondo taluni son trasformati in soldataglie voraci e pronte ad attentare spose virtuose, zie ignare, vergini candide Ma non capisce proprio nulla, lei! Ma crede proprio a tutto, lei! Guardi quell’ asino che vola, guardi: l’ ha visto?

Delitti sessuali! Come se prima non esistessero! Teddy-boys! Di quattordici e quindici anni, magari. Come se prima, a quell’ età, potessero entrare in case dove si poteva entrare solo a diciotto!

Pappagallismo! Come se non ci fosse mai stato. Ora i militari. Se lei non vuol parlarne, ne parlo io. Silenzio!

Stia zitta. Anzi, stia attenta: quanti sono i militari in una grande città? Decine di migliaia. Quante case c’ erano in una grande città? Al massimo sedici. Per un totale di 250 donne. Bastavano? Eh?

Evidentemente i militari si arrangiavano altrove. Che continuino ad arrangiarsi. Costano troppo, dirà lei Io non dico nulla. Silenzio! Costano troppo, dirà lei. Perché no, se anche il prezzemolo è aumentato e prima lo davano gratis, ora un mazzetto te lo fanno pagare cento lire? Guardi, io ai militari ci penso: ma per evitar loro la guerra, non per procurare loro postriboli. E a quei generali che si lamentano io vorrei chiedere se i postriboli non sono per caso il prezzo con cui pagano la vita di tante creature. Lo stesso vorrei chiedere a certe madri. Lo sa chi mi dà più disgusto? Le madri che dicono: e ora chi mi educherà sessualmente mio figlio? Ah, sì? Ti chiedi questo e non ti chiedi se il medesimo figlio te lo mandano a morire ieri per la patria, domani per Mussolini, dopodomani per il petrolio?

Eppoi, che giovani son questi giovani che per avere una donna devono farsela servire su un vassoio come un fagiano? Bei giovani! Facciano come quegli universitari che mi dissero: guardi, signora, per noi il problema non esiste: ci arrangiamo benissimo con le nostre compagne.

Vorrei proprio sapere cosa ne pensa della libertà sessuale, senatrice Merlin.

La saluterà con entusiasmo, mi auguro.

Un corno! Male, ne penso.

Ne penso quel che disse Lenin dopo la rivoluzione, quando i costumi s’ erano allentati: «Non si beve al bicchiere in cui tutti hanno bevuto, tantomeno ci si disseta a una pozzanghera». Cedere per amore va benissimo ma per sport o curiosità è peccato, è male. La morale che noi chiamiamo convenzionale non è sempre convenzionale: è frutto di una civiltà. E non mi interrompa. Dicevo Quarta accusa: quella che la prostituzione non si sia affatto abolita, che continui come prima, nella stessa brutale umiliazione morale, nello stesso sfruttamento, nella stessa desolazione. Questo, non si arrabbi senatrice Merlin, è proprio vero. Lo credo anch’ io.

Ma l’ è matta lei! Ma davvero non capisce nulla! E chi pretendeva di abolire la prostituzione? Io?!? La mia legge mirava solo a impedire la complicità dello Stato. Rilegga il titolo: «Abolizione della regolamentazione per la lotta contro lo sfruttamento della prostituzione altrui». E basta. Io avevo anche aggiunto: «e contro il pericolo delle malattie veneree» ma me l’ han tolto perché c’ era già una legge. Davvero mi meraviglio che dica simili bestialità. La prostituzione non è mica un crimine, è un malcostume. E ammettiamo che per taluni sia un crimine: la differenza tra le clandestine e le regolamentate è la stessa che passerebbe tra i ladri autorizzati a rubare e i ladri che come in tutto il mondo rubano di nascosto. Scusi, conosce un paese in tutto il globo terrestre, uno solo, dove non esista la prostituzione.

La Cina, a sentire i cinesi. E in questo credo che siano sinceri.

È possibile. In uno Stato dittatoriale è possibile. Le fucilano. Ma io non accetto la dittatura, nessuna specie di dittatura. Io voglio vivere in un paese di gente libera: libera anche di prostituirsi.

Guardi, non le hanno fucilate mica tutte. Le hanno rieducate e a volte le hanno fatte sposare. Io non sono cinese, in nessun senso, però so che il problema, lì, è risolto. Chi sposa una prostituta diventa un eroe e la patria gli dà una medaglia d’ oro. Carino, no?

Uh! Una cosa vecchia come Noè. Prima negli istituti delle monache non davano la medaglia a chi le sposava.

Davano mille lire: un milione di adesso. I contadini ne sceglievano una e dicevano: con mille lire ci compro due mucche e ci ho la moglie in casa. Quanto alla rieducazione, guardi: io sono stata in Cecoslovacchia, in Polonia, paesi cattolici dove la percentuale era altissima e hanno applicato le leggi russe. Le hanno messe nei profilactoria, le rieducano: ma non riescono a imparare niente, al massimo possono utilizzarle per bucare i biglietti sui treni e sui tram. Lì, una prostituta clandestina, la prima volta viene ammonita (insieme all’ uomo trovato con lei), la seconda volta condannata (insieme all’ uomo trovato con lei), la terza finisce in un campo di lavoro (così l’ uomo trovato con lei). E con quale risultato? Un giorno, in un albergo di Bratislava, vedo due signorine a un tavolo. Tiro la manica al mio accompagnatore e: «Monsieur, vous voyez?». «Oh, sì» risponde, «abitano vicino a me, ricevono a casa i clienti privati.» Cosa vuol fare? Fucilarle davvero? A parte il fatto che io non credo alle pene.

Esistono forse meno ladri perché da millenni le leggi puniscono il furto? In Arabia gli taglian la mano, ai ladri: e l’ Arabia è piena di ladri.

Dica, senatrice: conosce nessuna prostituta che ha smesso?

Se giura di non scriverlo glielo dico. Per esempio Davvero?! Eccome. E molte si sono sposate. A Venezia dove c’ è una casa di recupero abbiamo avuto tre matrimoni in un mese. Sposate, son brave, sa. La lezione è stata dura e risultano mogli fedelissime.

Nessuna si è fatta monaca, che lei sappia?

Qualcuna sì, ma pochissime. E son tutte finite al Cottolengo: a curare quei poveretti. Secondo me erano approdate per suggestione alla malavita: quindi pronte a subire una suggestione contraria.

Lo dico senza malizia, io non ho nulla contro le monache. Sono stata educata come mia madre e mia nonna in un collegio di monache e mi ci sono trovata fantasticamente.

Senta, senatrice: ma a lei le prostitute sono antipatiche o no?

Antipatiche, non posso dirlo. Posso dire invece che provo per loro un senso di pena: non sono mai belle, mai o quasi mai intelligenti Una pena, talvolta, che sfiora la nausea. Consideri che io sono stata la donna di un solo uomo, mio marito. E da giovane ero proprio carina, sa?

Avevo un mucchio di corteggiatori e una volta mi capitò anche un miliardario americano. Ma io gli dissi: «Non mi vendo».

E insulti da loro ne ha ricevuti o no? Insomma le è mai capitato che per strada la riconoscessero e le mandassero qualche accidente?

Mi riconoscono sempre, e mi salutano con dolcezza, e mi chiamano Mamma Merlin. Gli insulti mi venivano, mi vengono dai tenutari. Settemila lettere ho avute e a volte mi scrivevano perfino: «Ti ricordi quando la prostituta la facevi tu?». Quelle disgraziate invece sono piene di gratitudine. Ho parlato con duemila donne e non ne ho trovata una sola che fosse contro. Ah, non dimenticherò mai quel luglio caldo quando un gruppetto di loro mi venne a Montecitorio, e piangevano: «Signora, con questo caldo, quattordici ore chiuse dentro una camera, a servire centoventi uomini al giorno, signora, non è possibile, chiuda quelle case e sarà una santa!». In carcere, io sono stata prigioniera politica in sette carceri, sognavano sempre che qualcuno le chiudesse, quelle case. Sere fa ne ho trovata una: clandestina. Vede, signora, mi dice, è sempre un gran mestieraccio: ma ora almeno vado con chi voglio e più di due o tre clienti per sera non mi permetto. Un gran sollievo.

Capirà E poi, non essendo più schedate possono smettere.

Sicché non le è mai venuto un senso di esasperazione, un gran rammarico per essersi cacciata in questo pasticcio che si è portato via almeno dieci anni della sua vita?

No, no, no! Le amarezze vere io non le ho avute da chi vende un pezzetto di pelle, le ho avute da chi vende la propria coscienza. Le ho avute da alcuni compagni del mio partito. Capirà: quando dopo quarantadue anni di iscrizione a un partito una si vede deferire al Collegio dei Probiviri e poi da quei Sanpaoli folgorati sulla via di Damasco, insomma gli ex fascisti!

Mi iscrissi al partito socialista nel 1919, nemmeno spinta da interessi particolari perché la mia non era una famiglia operaia, ma di borghesi intellettuali. Ero giovane, ero contro la guerra, il PSI mi offriva soprattutto la garanzia d’ essere contro la guerra, ed avevo paura che non mi prendessero perché v’ erano tradizioni patriottiche nella mia famiglia: un nonno figlio di un carbonaro fucilato a Fratta Polesine, divenuto eroe del Risorgimento, un bisnonno capitano di artiglieria con Napoleone, un fratello medaglia d’ oro morto nel 1917 sulla Bainsizza, un altro fratello morto il penultimo giorno di guerra, a vent’ anni, coi polmoni bruciati dal gas asfissiante. Non avevo ancora imparato che per amare il mondo bisogna amare il proprio paese, chiedevo quasi scusa di quelle cose. Mi accettarono invece con entusiasmo; a quel tempo essere socialista voleva dire davvero esser galantuomo, come dice lei, e voleva anche dire essere intelligente.

Ed io mi trovai bene con loro perché tra loro non ci furono mai traditori. Ci furono alcuni deboli, altri che si contentarono di tirare avanti con la fede nel cuore e le barzellette sulla bocca: traditori mai. E quando una come me, che è stata in carcere, che è stata al confino, che ha fatto la lotta clandestina, si trova ad essere martirizzata da ex fascisti folgorati sulla via di Damasco! Finita la guerra, non prendete i fascisti dicevo: perdonarli va bene ma accettarli no. E poi: non subite gli stalinisti, dicevo. E invece con la scusa del partito moderno, dell’ apparato, un poco alla volta, con colpi di mano, si sono impadroniti del partito, e chi non era stalinista era un traditore, e chi non era con loro non aveva letto Marx. Io, che Marx lo conosco come la Divina Commedia e lo studio dal 1926!

I sistemi sono cambiati, anche in politica. I conflitti tra i vecchi e i giovani sono inevitabili, anche in politica. La conquista del potere oggi è fredda, scientifica, e le virtù umanitarie di un tempo non usano più. I giovani sono più cattivi, è ben vero, ma Oggi la politica non è più una missione, è un mestiere.

Non è vero, le generazioni non sono peggiori, sono sempre uguali, gli uomini non cambiano, sono sempre uguali. E i giovani li ho sempre amati, non dimentichi che sono stata un’ insegnante assai coscienziosa. Ho cercato di essere materna con loro, buona con loro, il fatto è che la loro cattiveria non è diretta verso i vecchi ma soprattutto verso se stessi: non comprendono, i pazzi, che la politica non è un mestiere, è una missione. Tutti i grandi uomini che crearono il partito socialista in Italia avevano un altro mestiere, Turati era avvocato, mio marito Gallani era medico, io ero professoressa, Matteotti era ricco.

E così non erano faziosi, non bisogna essere faziosi in politica, bisogna avere idee e rispettare le idee degli altri. Io per esempio non sono mai stata anticlericale, non mi sono mai permessa di andare contro il senso religioso delle masse, di offendere le idee e i sentimenti degli altri. Ho sempre predicato la libertà, la ribellione alla disciplina imposta dall’ alto.

Senta, senatrice. Io non so se lei è anarchica o liberale, più che socialista. Certo in un partito dev’ essere assai scomoda.

Scomoda? Scomodissima!

Anarchica, sa, non è mica offesa per me: al contrario. Liberale, bah! Può anche darsi: son socialista, socialista per davvero, io. E così dettero l’ ordine di farmi decadere da parlamentare, non essendoci riusciti cominciarono a stancarmi, a logorarmi, c’ era una inondazione e mandavano me, cascava un argine e mandavano me, bisognava visitare dodici paesini di fila e mandavano me: via la povera vecchia a bagnarsi e ammalarsi. Finché detti le dimissioni e decisi di non presentarmi più alle elezioni.

E non le è dispiaciuto lasciare Montecitorio?

Dispiaciuto?! Nausea ne avevo! Guardi: ambiziosa non sono, i soldi per campare li ho, ho la mia pensione di professoressa, centodiciottomila lire al mese, e mi basta. Io non stavo mica lì per lo stipendio, come fa qualcuno!

E non si annoia a vivere in questo riposo, lei che ha trascorso la vita a lavorare e rischiare. Come passa la sua giornata, ora?

Io non mi annoio mai e la giornata la passo benissimo.

Mi alzo alle otto, mi pulisco la casa perché la cameriera non l’ ho mai avuta, vado a fare la spesa, mi cuocio il mangiare, cose semplici perché ho la colite, riso al burro, una bistecchina o una bella fetta di fegato, mi lavo i piatti, e nel pomeriggio leggo o scrivo, o riordino i miei libri: senza andare in cantina però, dove ho molti libri, perché ho paura dei topi. Sì, una paura folle: come dice don Abbondio, quando uno ha paura, ha paura. Vivo sola. Mio marito morì nel 1936 e figli non me ne ha lasciati; i suoi tre figli, due morirono in esilio e uno a Mauthausen. Ogni tanto vedo la mia nipote, questa con cui son venuta al mare, e suo figlio, Paolino. La solitudine non mi pesa, come l’ amarezza.

Mi sono sempre adattata alle sventure senza farmi travolgere: con distacco.

E per caso non l’ aiuta, in questa solitudine, la religione?

No, no. Sono agnostica. Ho studiato filosofia positivista e Dio non posso né negarlo né ammetterlo. Mi aiutano gli affetti. Paolino, vieni qui, fatti vedere. Paolino ha sei anni, è tanto bravo, sa, suona il pianoforte, sa, vuole sempre che gli racconti le favole, sa, e io gli racconto l’ Orlando Furioso, la mitologia, la Bibbia E a scuola ha tutti dieci, sa. Ora le faccio vedere la pagella…

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