Cronaca/Inchieste/Interno

Fa più danni il mercato di una calamità

(Pinuccio) – Nel mio immaginario accosto sempre i mandarini al Natale. Sarà perché da bambino puntualmente il giorno della vigilia il mandarino era d’obbligo sia ‘a sciacquare’ come dice mia nonna, sia perché con la buccia fatta a pezzi si giocava a tombola, potevi avere le cartelle più tecnologiche del mondo ma la scorza del mandarino non doveva mai mancare. Qualche anno fa mio zio aveva le cartelle sull’iPad e copriva i numeri estratti con le scorze. Qualche giorno fa, a proposito di mandarini, sono andato nella

Piana di Sibari, un posto incantevole caratterizzato da vaste zone coperte ad agrumeti. Il Clementino, in modo particolare, ha un sapore che è difficile trovare altrove. In questo viaggio ho notato però che in vari appezzamenti i mandarini erano riversi a terra. Ho pensato fosse colpa di una calamità naturale ed invece ho scoperto, parlando con alcuni contadini, che fa più danni il mercato di una calamità. Difatti, nonostante l’annata non è particolarmente produttiva, con un quantitativo scarso rispetto agli anni passati il costo di un chilo di mandarini, che viene pagato al produttore, non supera i 20 centesimi. Praticamente la bustina che si paga all’ipermercato per contenerli costa quanto 250 grammi di mandarini. Un prezzo che spesso costringe i produttori a lasciare il frutto sugli alberi, perché tra manodopera e costi per la raccolta i conti non tornano. Nelle annate più produttive, mi raccontavano alcuni agricoltori del posto, si è arrivato anche ad un prezzo di 5 centesimi al chilo.

Non cambia di molto la situazione in Puglia, dove la Coldiretti, denuncia da tempo una crisi del mercato anche a causa della concorrenza sleale dei Paesi comunitari ed extracomunitari che sta determinando un calo dei prezzi di vendita del 25%. Il mercato ha sicuramente le sue regole ma quante di queste non tengono conto della qualità, dell’importanza sociale e di tutela del territorio assolta da produzioni agricole così radicate? Basti pensare a quanto siano importanti gli agrumeti del Gargano per arginare il dissesto idrogeologico. Sicuramente consorzi seri e rigidi possono senza dubbio aiutare, ma in questa lotta al prezzo dovrebbe intervenire anche il Ministero, riconoscendo al mondo agricolo la doppia funzione di presidio del territorio e tutela delle peculiarità dell’Italia, oltre al fatto che orbitano intorno al settore centinaia di posti di lavoro.

3 thoughts on “Fa più danni il mercato di una calamità

  1. Non era premier un certo Renzi quando per aiutare la Tunisia lasciammo che sbarcassero 72 mila tonnellate di arance di laggiù? In altre parole, costui aiutava i Paesi del terzo mondo, danneggiando i coltivatori nazionali.

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