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Fatece capì, aveva ragione Dibba?

(Leonardo Martinelli – la Stampa) – Nata nel 1945, come moneta comune delle colonie francesi in Africa, il franco Cfa era rimasto in funzione anche dopo l’ indipendenza raggiunta dai Paesi dell’ area, una sessantina d’ anni fa. Sempre più criticato come il retaggio del colonialismo di Parigi, a sorpresa Emmanuel Macron, in visita ad Abidjan, ha annunciato al fianco del presidente della Costa d’ Avorio, Alassane Ouattara, il tramonto della valuta.

La nuova valuta, che entrerà in circolazione nel 2020 (forse a luglio, ma non è stata fissata una scadenza precisa), sarà ribattezzata Eco. Resterà ancorata all’ euro, ma gli otto Paesi che l’ adotteranno non avranno più l’ obbligo di depositare il 50% delle proprie riserve presso il Tesoro francese. E nessun rappresentante di Parigi siederà più nel consiglio d’ ammnistrazione della Bceao, la banca centrale dei Paesi dell’ Africa dell’ Ovest interessati dal cambiamento. Come sottolineato da Ouattara «la fine del franco Cfa porrà fine a tutte le illazioni su questa moneta».

Della questione, nel gennaio scorso, era impicciato addirittura il vicepremier Luigi Di Maio. Aveva dichiarato che, «se la Francia non avesse le colonie francesi che sta impoverendo, sarebbe la 15ª forza economica internazionale e invece è fra le prime per quello che sta combinando in Africa».

Giovedì sera, Macron, rivolgendosi a Ouattara, ha affermato: «Il franco Cfa cristallizza troppe critiche: i giovani africani ci rimproverano di continuare una relazione che giudicano postcoloniale». Da lì il via libera all’ addio al Cfa. Il presidente ha aggiunto che «troppo spesso si percepisce la Francia come se avesse ancora sull’ Africa uno sguardo egemonico e con gli orpelli di un colonialismo che è stato un errore profondo della nostra Repubblica».

I limiti di questa svolta? Si applica agli 8 Paesi francofoni dell’ Africa occidentale (Uemoa), tra cui Costa d’ Avorio e Senegal, economicamente quelli trainanti del gruppo, ma non alle ex colonie di Parigi nell’ Africa centrale (Cemac), sei Stati in tutto, tra cui Camerun e Gabon, che contineranno a utilizzare il Cfa. Poi, almeno per il momento, la Banca centrale francese resta garante finanziaria per gli otto Paesi dell’ Uemoa. E soprattutto l’ Eco rimarrà ancorato alla moneta europea, come il Cfa (l’ attuale parità è di un euro per 655,96 franchi Cfa). Questa caratteristica ha permesso ai Paesi che utilizzano la valuta di conservare una certa stabilità monetaria e un’ inflazione sotto controllo. 

Ma il legame con l’ euro ha rappresentato pure una zavorra per l’ export rispetto al resto dell’ Africa ed è un problema che si manterrà intatto con l’ Eco. Non solo: Ouattara ha parlato in qualità di presidente in carica dell’ Uemoa, ma non esiste un mandato specifico da parte dei capi di Stato degli altri Paesi, né si è svolto un dibattito parlamentare in Costa d’ Avorio al riguardo.

Eco, poi, è lo stesso nome della moneta comune che tutta la Cedeao, la Comunità economica dell’ Africa dell’ Ovest (quindici Paesi compresi gli otto dell’ Uemoa, più altri, come la potentissima Nigeria, ex colonia britannica), voleva da tempo adottare. Nella speranza di Macron e Ouattara anche il resto della Cedeao potrebbe accodarsi. Ma non sarebbe stato meglio aspettare una decisione di tutta quella Comunità? E quei Paesi accetteranno il ruolo della Francia di garante finanziario dell’ Eco?

7 thoughts on “Fatece capì, aveva ragione Dibba?

  1. E’ ovvio che sia Di Maio che Di Battista avessero pienamente ragione a sollevare il problema. Ma con la classe dirigente che ci siamo ritrovati per decenni, un cocktail micidiale di Pd e Forza Italia, molto meno attaccata ai colori nazionali di quanto lo è invece alle rispettive poltrone, che si tengono strette ostentando da decenni servile soggezione all’asse franco-tedesco, la notizia è stata abilmente occultata dai media e fatta sparire in pochi giorni.
    Se non ci fosse questo anacronistico e ignobile protettorato economico di Parigi nei confronti del continente Africano, i nostri cugini se la passerebbero decisamente peggio ma molto peggio di noi… e tanta gente non penserebbe di attraversare per disperazione il Mediterraneo.

  2. IL FRANCO COLONIALE.
    Nel dileggio dei giornaloni che preferiscono il gossip alle notizie serie, Di Battista e Di Maio hanno accusato la Francia di limitare la sovranità di 14 Paesi africani, sue ex colonie, attraverso la gestione del franco coloniale. Immediatamente sono nati come funghi degli economisti che gli hanno dato torto e hanno insistito sul fatto che non esiste legame tra questo stato di dipendenza e il flusso dei migranti che verrebbero da Paesi dievrsi.
    Ma è difficile negare che la Francia penalizza con la valuta le sue ex colonie, producendo miseria e disperazione.
    Sono 60 anni che Paesi dhe dovrebbero essere liberi restano legati alla sovranità francese, per cui questi legami dovrebbero oggi essere tagliati da nuovi trattati.
    Yvan Sagnet, membro dell’associazione NoCap dichiara: “Il franco coloniale è un problema perché non dà margine alle economie africane di aggiustare la moneta in base all’andamento dell’economia durante l’anno, dal momento che è una moneta che ha un cambio fisso con l’euro”.
    Al contrario, le economie africane sono molto flessibili e l’assenza di un margine di aggiustamento, l’impossibilità di una politica monetaria da parte degli Stati che la utilizzano, finisce inevitabilmente per penalizzarli.
    Il franco Cfa, inoltre, “non viene stampato in Africa, nelle banche centrali africane, ma a Clermont-Ferrand, Lyon, in Francia, cioè dalla Banca centrale francese”.
    Dunque è una moneta imperiale, imposta in tempo coloniale e dovrebbe sparire ora che teoricamente il colonialismo è finito.
    Gli stati africani che fanno parte di questo sistema monetario devono depositare il 65% delle loro valute estere alla Banca centrale francese, come garanzia. Quindi alle economie africane vanno soltanto il 35% delle loro valute. E questo è inaccettabile. Questo 65% che deve essere lasciato è una sorta di garanzia per sostenere la parità tra il franco Cfa e l’euro, ma penalizza le economie africane. Se io, Paese africano, esporto per 100 euro e vengo pagato in euro, 65 rimangono alla Francia e solo 35 vanno all’Africa. Questo è iniquo. Il franco Cfa non produce sviluppo, anzi è un deceleratore dello sviluppo, non consente di accumulare capitale locale per poi fare gli investimenti. Oltre a ciò, nei consigli di amministrazione delle principali banche africane, la Bea e la Bceao, siedono dei rappresentanti francesi, che hanno potere di veto, impedendo di fatto politiche svantaggiose agli antichi padroni. Chi detiene la tua moneta è di fatto il tuo padrone.
    Non esiste alcuna politica monetaria, tutto è concentrato per contenere l’inflazione, ma non si produce sviluppo, dal momento che agli Stati africani non è consentito trasformare le materie prime al punto che anche le infrastrutture sono realizzate da imprese francesi, per effetto di accordi sottoscritti al tempo della decolonizzazione.
    La Francia ha la priorità sulla gestione delle materie prime, Tutti i settori che contano nell’economia sono nelle mani francesi.
    Chiunque abbia tentato di uscire da questo sistema ha fatto una brutta fine. Lumumba, che è stato ammazzato; Olympio del Togo che è stato ammazzato. Chiunque prova ad uscire viene rovesciato attraverso un golpe.
    Per es. il Niger produce uranio e i francesi prendono questo uranio del Niger ad un prezzo fissato 60 anni fa dai francesi.
    C’è poi la questione del debito. Molti paesi africani sono stati messi da anni, dal Fondo Monetario Internazionale, in un programma di aggiustamento strutturale, una sorta di austerity, che non consente agli africani di fare programmazione sulla loro economia e, così, difficilmente fanno investimenti.
    Ma in Africa a mantenere in piedi un meccanismo di rapina ci sono praticamente tutti i grandi della Terra, Italia compresa.
    In questi giorni, c’è un processo in Italia che vede sul banco degli imputati Eni per una tangente di 1 miliardo e 200 milioni di dollari fatta in Nigeria. Con quei soldi avrebbero avrebbero potuto costuire scuole. E’ vomitevole che si permettano di parlare di Africa quelli che in questi mesi hanno condannato centinaia, migliaia di persone alla morte in mare oppure alla detenzione in quell’orrore che finanziamo con i nostri soldi che sono i lager in Libia.
    Al contrario, per garantire un vero sviluppo in Africa c’è bisogno di tracciabilità di materie prime, porre un argine al trasferimento di capitali dall’Africa, rendere tracciabili i versamenti che vengono fatti verso l’Africa in modo da interrompere i meccanismi della corruzione – conclude il giornalista. L’Africa non potrà mai svilupparsi se non si interrompe questo sistema criminale, che non le lascia trasformare le sue stesse materie prime.

  3. Che avesse ragione Di Battista era chiaro, ma ora mi chiedo: con l’Eco al posto del CFA, la Francia rinuncia a tutti i privilegi che gli permetteva il CFA oppure è solo un maquillage per gettare la polvere negli occhi, visto che anche il presidente della Costa d’ Avorio, Alassane Ouattara dice: «la fine del franco Cfa porrà fine a tutte le illazioni su questa moneta»? Chi ci guadagna e chi ci perde?

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