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Scuola conciata per le feste

Ma in questo caso la soddisfazione per essersi liberati di un ministro rimasto indietro nella comprensione dei meccanismi europei di governance è doppia perché più soldi si sottraggono alla scuola pubblica, più viene accelerato il processo di privatizzazione dell’istruzione e con quello anche il suo degrado da strumento di formazione culturale e civile a strumento di semplice addestramento al lavoro e alle logiche neo liberiste in cui esso viene concepito, ovvero fare senza sapere e senza preoccuparsi del contesto in cui tale fare si inserisce che bisogna accettare non come problema, ma come dato immutabile di realtà. Il tutto avviene nemmeno in maniera originale, ma pedissequamente imitato dai sistemi anglosassoni che sono ontologicamente volti a un sistema di istruzione di classe (il sistema dei campus serve proprio a separare l’elite di censo  – o di casta nel caso delle università più famose – dall’ambiente sociale) . Il risultato alla fine è pessimo, costringendo ad importare cervelli da fuori per reggere il ritmo e tuttavia in tutti questi anni, nonostante gli allarmi, questo sistema invece di essere corretto si è incancrenito perché più funzionale alla visione neo liberista. E’ rimasto famoso, ma inascoltato, il grido d’allarme lanciato dallo scrittore Chris Hedges sul _New Times nel 2012:, Perché gli Stati Uniti distruggono il loro sistema educativo? 

Le ragioni non sono affatto misteriose: un Paese che distrugge il proprio sistema educativo, degrada anche la sua informazione pubblica, manda al macero  le proprie librerie  e trasforma l’insegnamento in veicolo di svago ripetitivo a buon mercato, diventa cieca, sorda e muta. Apprezza i punteggi nei test più del pensiero critico, preferisce l’addestramento meccanico al lavoro, la standardizzazione dei testi e dei test e finisce per apprezzare la singola abilità nel far soldi. Sforna prodotti umani rachitici, privi della capacità e del vocabolario per contrastare gli assiomi e le strutture dello stato e delle imprese.  Trasforma uno stato democratico in un sistema feudale di padroni e servi delle imprese. Innesca un circolo vizioso dove la meccanicità del sistema allontana gli insegnanti migliori portando ad ulteriore meccanicità e così via.

Tutto questo da noi avviene in maniera completamente e passivamente imitativa, dentro un Paese  fragile che considera tutto ciò che avviene altrove come migliore, soprattutto se avviene nelle vigne del padrone. E per raggiungere lo scopo ci si nasconde dietro problemi di bilancio che vengono imposti altrove, si fanno semplicemente mancare i soldi così da creare disuguaglianza alla radice tra chi può permettersi scuole, magari non buone in sé ma che danno accesso all’elite (queste scuole sono buone per definizione) e altre che costituiscono semplicemente il viatico per il lavoro subordinato. Lo si fa senza dichiararlo, in maniera subdola e democristiana: per questo le dimissioni di un ministro che chiedeva più finanziamenti è un regalo di Natale per il governo, mentre le reti televisive pubbliche non fanno altro che stimolare le donazioni a questo o a quell’altro istituto di ricerca privato che non si sa bene cosa faccia in concreto, ma che comunque spende buona parte di ciò che gli arriva in pubblicità e in auto sostentamento, non diversamente dall’ 8 per mille della chiesa cattolica. Passata la festa gabbato lo santo.

10 thoughts on “Scuola conciata per le feste

  1. Evviva! Il regalo di Natale della Lombroso: un testo comprensibile che non avanza concetti per metafore a sottrazione ma esprime idee con positività e chiarezza….e poi proprio quando il tema sono le élites formative! ( da cui è stata formata?)
    Chapeau!

  2. Evviva! Il regalo di Natale della Lombroso: un testo comprensibile che non avanza concetti per metafore a sottrazione ma esprime idee con positività e chiarezza….e poi proprio quando il tema sono le élites formative! ( da cui è stata formata?)
    Chapeau!

  3. Veramente le cose sono un po’ diverse e si è fatto quel che si è potuto
    Qualche FATTO su ISTRUZIONE e FIORAMONTI.

    1) Nella legge di bilancio ci sono almeno 2 miliardi di risorse aggiuntive per l’istruzione, come riconosciuto anche da Repubblica (buona parte è l’aumento stipendiale dei Docenti).

    2) Per l’università, FFO (Fondo finanziamento per l’università), FOE (Fondo di finanziamento per enti ricerca) raggiungono il loro massimo storico, FFO= 7,620 Mld, FOE= 1,812 Mld. In più ci sono investimenti per Agenzia della Ricerca (300 milioni). Magari può anche non piacere, ma è bene ricordare che sono FONDI AGGIUNTIVI.

    3) L’Italia è uno dei paesi europei che investe di meno in Istruzione rispetto al PIL (solo la Grecia fa peggio) e con uno dei più bassi tassi di laureati tra i paesi OCSE (siamo finiti sotto la Turchia): di certo non è colpa di Fioramonti o del Movimento 5 Stelle, ma i fondi servono per davvero.

    Marco Bella
    Deputato M5S

    • “Dire che uno Stato non può perseguire i suoi scopi per mancanza di denaro è come dire che un ingegnere non può costruire strade per mancanza di chilometri”.
      Ezra Pound

  4. Bene allora, visto il grado di istruzione dei ministri non vale la pena di studiare.
    Schiacciato dal peso del crocifisso, prima che cristo nascesse….
    Giuseppi stai sereno prepara le valigie.

  5. “Dire che uno Stato non può perseguire i suoi scopi per mancanza di denaro è come dire che un ingegnere non può costruire strade per mancanza di chilometri”.
    Ezra Pound

  6. IL COERENTE INCOERENTE- MARCO TRAVAGLIO-IFQ-27 dicembre 2019.

    Immagino che Lorenzo Fioramonti si sentirà molto fico, dopo aver rassegnato le dimissioni da ministro minacciate prim’ancora di giurare da ministro.
    Vuoi mettere un politico italiano che dice “me ne vado” e poi se ne va per davvero: roba mai vista, da Guinness dei primati. Che fegato, che attributi, che coerenza. Chapeau, applausi, standing ovation.
    Se poi uscirà pure dai 5Stelle per fare un suo partitino, o un suo gruppettino, e dare un tetto e un pasto caldo agli ultimi Solgenitsin pentastellati, gli faranno la ola in tutte le vie e le piazze d’Italia.
    Lui sì che voleva salvare la scuola, l’università e la ricerca: infatti chiedeva 3 miliardi subito, prendere o lasciare, e quei bifolchi di Conte e degli altri ministri, in tre mesi, ne hanno trovati solo 2 (più i fondi del decreto Scuola per 50 mila nuovi assunti e altri stanziamenti), promettendo il resto e forse anche di più nel 2020, quando i risparmi da spread e gli extragettiti fiscali da manette agli evasori consentiranno una legge di Bilancio meno tirata di questa.
    Ma lui niente, non s’è fatto incantare, eh no. Riconosce che “possiamo essere fieri di aver raggiunto risultati importanti: stop ai tagli, rivalutazione degli stipendi degli insegnanti (insufficiente ma importante), copertura delle borse di studio per tutti gli idonei, approccio efficiente e partecipato per l’edilizia scolastica, sostegno ad alcuni enti di ricerca che rischiavano di chiudere e, infine, introduzione dell’educazione allo sviluppo sostenibile in tutte le scuole (la prima nazione al mondo a farlo)”, ergo “il governo può fare ancora molto e bene per il Paese se riuscirà a trovare il coraggio di cui abbiamo bisogno”.
    Ma, anziché coltivare le sue buone ragioni e mettere la sua competenza e il suo curriculum (che sono ottimi) al servizio del governo, lavorare in squadra per trovare nuove risorse, fidarsi del premier che gliele ha promesse, insomma fare politica per il bene della cultura e non della sua immagine, scende qui.
    Aveva detto 3 miliardi non trattabili e subito, ergo prende cappello e se ne va. Che pezzo d’uomo. Ora promette che “il mio impegno per la scuola e per le giovani generazioni non si ferma qui, ma continuerà – ancora più forte – come parlamentare”: sarà difficile, visto il suo tasso di assenteismo da record mondiale (presente all’1,37 delle votazioni, assente o in missione nel 98,63).
    Medita un gruppo parlamentare di “contiani” all’insaputa di Conte e dopo aver mollato il governo Conte. Critica giustamente il ruolo della Casaleggio Associati e della piattaforma Rousseau, ma non spiega perché li scopra solo ora, e non quando fu candidato nel 2018 col seggio assicurato.
    Diamo una notizia a Lorenzo nel paese delle meraviglie: la Casaleggio e Rousseau c’erano e contavano anche prima che arrivasse lui. E gliene diamo pure un’altra: anche lui, due anni fa, firmò l’impegno a devolvere parte dello stipendio a Rousseau e, in caso di uscita dal M5S, a dimettersi da parlamentare e a pagare una multa di 100 mila euro. Invece risulta avere 70 mila euro di versamenti arretrati e non pare affatto intenzionato a lasciare il seggio e a pagare la multa.
    Il che indebolisce un tantino la sua sbandierata coerenza. E pure le sue meritorie critiche alla linea Di Maio e all’alleanza con Salvini che ha “snaturato” il M5S. Anche perché – terza notizia – nel governo M5S-Lega il viceministro dell’Istruzione, Università e Ricerca era un certo Lorenzo Fioramonti. Che si guardò bene dal dimettersi, anche se l’anno scorso per il suo settore i 3 miliardi non c’erano, e neppure i 2 di quest’anno.
    Già: l’acerrimo nemico del governo gialloverde s’è dimesso dal governo giallorosa. Forse non ha capito la differenza fra coerenza e ottusità. Un ministro coerente non è quello che lancia ultimatum agli altri fra un viaggio aereo e l’altro, poi atterra a Roma, va al ministero e sbatte la porta: è quello che indica i propri obiettivi e poi fa gioco di squadra per ottenerli, con la necessaria gradualità e gli inevitabili compromessi.
    A chiedere 3 miliardi sull’unghia per far bella figura son buoni tutti: poi però bisogna spiegare come reperirli e costruire su quel metodo il consenso nella maggioranza. Non potendo stampare moneta nottetempo, come La banda degli onesti di Totò e Peppino, le risorse si trovano tagliando le spese inutili o aumentando le imposte.
    La spending review era impossibile, per un governo nato a settembre che doveva presentare il bilancio a novembre, salvo ricorrere ai tagli lineari in ogni ministero, che di solito segano le spese utili (per incidere sugli sprechi occorrono anni).
    Infatti Fioramonti chiedeva le giuste tasse di scopo, Sugar Tax e Plastic Tax, che ha contribuito a sputtanare con le gaffe sulle merendine: purtroppo non c’erano i voti per approvarle tutte e subito, anche per via delle proteste dei produttori emiliano-romagnoli, che non si è voluto regalare a Salvini alla vigilia delle Regionali.
    Un ministro serio e responsabile oltreché competente (e Fioramonti purtroppo s’è rivelato solo la terza cosa, non la prima e la seconda) avrebbe atteso qualche altro mese, per mettere alla prova Conte che non fa che elogiare, dandogli il tempo di mantenere (o tradire) le promesse sui nuovi fondi. E solo dopo avrebbe deciso se restare o no.
    Quattro mesi sono pochi per giudicare un governo: quattro mesi comunque tutt’altro che sprecati, vista la legge di Bilancio che non accresce le imposte, anzi scongiura l’aumento Iva, taglia le tasse ai lavoratori, avvia la lotta all’evasione, trova le prime risorse importanti per la scuola e inizia a prosciugare lo stagno della propaganda salvinista.
    Purtroppo Lorenzo il Munifico ha confuso il coraggio con la vanità. E ha preferito passare dalla ragione al torto per tutelare se stesso.
    Ma era lì per salvare l’istruzione, non la faccia.

  7. @viviana
    Ecco vede nell’impersonale gestisce meglio le sue lodevoli arringhe. Nessuno è perfetto e si sbaglia continuamente (come io che ho scritto ’48 al posto di 46) e a volte una piccola crepa, un piccolo sassolino possono portare a bel altre sorprese. Questo perché la natura umana non è quella programmabile di un software e l’ emotività gioca pesantemente sulle scelte anche quelle prese al sangue freddo degli ofidi, perché il cervello non si può spengere a parti né come si vorrebbe. Queste mie parole non sono a favore né contro la scelta del ministro che non posso né voglio criticare, ma del sistema :una persona allevata politicamente in un contesto culturale e sociopolitico come il sud Africa, colonia olandese dal passato torbido. Violento e segregazionista cosa ci faceva con voi 5 stelle? Fieramente mi sembrava più idoneo in un centro in un partito ultra liberale dove la spregiudicatezza economica fa da padrona. Posso sbagliare e le interpretazioni sono ulteriormente suscettibili di condurre paradossi rispetto alle analisi su dati e elementi comuni e oggettivi. E la sottolineatura del suo curriculum idoneo da proprio l’impressione di essere ormai alla mercé delle macchine, degli algoritmi dei sistemi impersonali che non sono in grado di valutare l’elemento umano, la fisiognomica, le espressioni di risposta e la natura del ragionamento e chi si sente oggi in dovere di criticare il ministro dovrebbe rivolgere le critiche anche a se stesso per la semplice regola empirica del “chi sbaglia paga”. Al fine aggiungo che le tensioni per invertire il sistema sono troppe e troppo forti e per una persona sola possono divenire anche un impresa disperata.

  8. @viviana
    Ecco vede nell’impersonale gestisce meglio le sue lodevoli arringhe. Nessuno è perfetto e si sbaglia continuamente (come io che ho scritto ’48 al posto di 46) e a volte una piccola crepa, un piccolo sassolino possono portare a bel altre sorprese. Questo perché la natura umana non è quella programmabile di un software e l’ emotività gioca pesantemente sulle scelte anche quelle prese al sangue freddo degli ofidi, perché il cervello non si può spengere a parti né come si vorrebbe. Queste mie parole non sono a favore né contro la scelta del ministro che non posso né voglio criticare, ma del sistema :una persona allevata politicamente in un contesto culturale e sociopolitico come il sud Africa, colonia olandese dal passato torbido. Violento e segregazionista cosa ci faceva con voi 5 stelle? Fieramonti mi sembrava più idoneo in un centro in un partito ultra liberale dove la spregiudicatezza economica fa da padrona. Posso sbagliare e le interpretazioni sono ulteriormente suscettibili di condurre paradossi rispetto alle analisi su dati e elementi comuni e oggettivi. E la sottolineatura del suo curriculum idoneo da proprio l’impressione di essere ormai alla mercé delle macchine, degli algoritmi dei sistemi impersonali che non sono in grado di valutare l’elemento umano, la fisiognomica, le espressioni di risposta e la natura del ragionamento e chi si sente oggi in dovere di criticare il ministro dovrebbe rivolgere le critiche anche a se stesso per la semplice regola empirica del “chi sbaglia paga”. Al fine aggiungo che le tensioni per invertire il sistema sono troppe e troppo forti e per una persona sola possono divenire anche un impresa disperata.

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