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Ditemi che non è vero

(Franco Caminiti) – Il giudice Marco Petrini, Presidente della seconda sezione della corte d’Assise d’Appello presso il Tribunale di Catanzaro, secondo il nostro ordinamento giuridico, è da considerare innocente sino al terzo grado di giudizio; terzo grado di là da venire dati i tempi della giustizia ma, purtroppo per lui, non potrà contare sulla prescrizione. Innocente, certo, anche se, a quanto pare, le sue mani sono sporche di marmellata. I filmati catturati dalle telecamere installate dagli inquirenti lo inchiodano, quindi ci sarà poco per lui da sperare.

“Quanto pesa l’onore?” era una domanda che i vecchi ci facevano quando eravamo ragazzi; e noi: ‘un quintale, una tonnellata, pesa come una montagna!’ E i vecchi, che la sapevano lunga, allora ci dicevano: “L’onore pesa quanto una piuma d’uccello!” “Ed allora basta un po’ di vento e l’onore vola via!” ribattevamo noi, “e a quel punto che si fa?” “Ci si mette in cammino,” ci dicevano i vecchi, “e si cammina, si cammina, sino a quando non si arriva dove si è posato l’onore, e lì si combatte, a costo anche della vita, per riconquistarlo!”

Potrà il giudice Petrini riconquistare il suo onore? No! certo che no! Perché l’onore si può perdere per varie ragioni, a volte anche per estrema necessità, e in quel caso si può riconquistarlo. Ma questa persona, dimostratasi indegna del ruolo che occupava, l’ha perso per ingordigia, per vivere sopra le righe, per soddisfare pulsioni sessuali represse. Come può un essere umano scendere così in basso? Barattare la giustizia con una cassa di pesce? Con qualche minuto di sesso rubato. Con 500 euro. E mentre Gratteri rischia la vita per combattere la ndrangheta, costui agevolava un politico condannato per mafia aiutandolo a riavere il suo vitalizio. E mi viene da credere che se non fosse arrivato Gratteri a Catanzaro, questo andazzo, probabilmente, sarebbe durato ancora. Il signor Marco Petrini, ha infangato la sua toga, ha gettato un’ombra sinistra di discredito sull’apparato giudiziario italiano, spinge noi tutti a diffidare, e aggrava quella situazione di scarsa credibilità della giustizia italiana che scoraggia gli imprenditori stranieri ad investire da noi. Spero che il giudice Gratteri faccia quanto è in suo potere affinché, a nome del popolo italiano, la Procura di Catanzaro si costituisca parte civile contro questo giudice ‘sdisonorato’, chiedendo una cifra esorbitante per danni d’immagine, e che al signor Petrini sequestrino anche i calzini.

3 thoughts on “Ditemi che non è vero

  1. In Giappone, in questi casi, ci sarebbe solo una strada per riavere (parzialmente) l’onore perduto…

  2. Dopo l’affare Palamara/Lotti, altro che onore! Dopo il prefetto di Cosenza, ancora una volta la Calabria viene disonorata in quanto teatro di attività criminose o da alcuni, originari di lì, che tradiscono i migliori valori di quella Terra.

  3. andatevi a leggere la storia di Andreotti, Lima, Bruno Contrada, Leonardo Vitale e del ex ministro Mancino e capirete perchè i potenti politici e della amministrazione con la criminalità organizzata sono quasi sempre intrecciati

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