Cronaca/Inchieste/Mondo

Avocado, il frutto che va a ruba negli Usa e che arricchisce i narcos

(Alessandra Muglia – il Corriere della Sera) – Il Michoacán è tutta una distesa di filari di avocado: da questo Stato messicano proviene quasi la metà dei frutti consumati in tutto il mondo. Ma dietro questo rilassante tappeto verde si nascondono racket e violenza. Quello che i locali hanno ribattezzato «oro verde», manna delle esportazioni messicane, è ormai diventato l’ ultimo terreno di scontro dei narcos.

Ad attrarre le gang criminali è il crescente giro d’ affari legato a questo «superfood», quadruplicato nell’ ultimo decennio: vale due miliardi e mezzo di dollari l’ anno, per lo più legati alle esportazioni verso gli Usa, dove sono in crescita costante. Alla vigilia del Super Bowl, per dire, il flusso di avocado verso gli States ha toccato un nuovo record: 127 mila tonnellate. Del resto la salsa guacamole è un must ai party organizzati per il gran finale del campionato di football americano.

La dipendenza Usa da questo frutto è arrivata a condizionare anche le scelte politiche di Washington: la Casa Bianca ha desistito (finora) dal raccogliere i soldi per il Muro con una tassa del 20% sui prodotti importati dal Messico, proprio per il conseguente aumento dei prezzi per i consumatori americani innanzitutto dell’ avocado, diventato su Twitter il nuovo simbolo di chi non vuole il Muro.

La produzione dunque aumenta – oltre un milione di tonnellate di avocado nel 2019, il 4% in più dell’ anno precedente – per tenere il passo con le crescenti richieste d’ oltre confine.

Ma cresce anche la violenza e il timore dei 30 mila piccoli produttori messicani di questo Stato grande poco più di Piemonte e Lombardia insieme. Fino a poco tempo fa la principale fonte di guadagno dei gruppi criminali era l’ estorsione. Ora le gang hanno iniziato ad attaccare i camion carichi di frutta destinati all’ esportazione: ne vengono assaltati almeno 4 al giorno dei 12 che escono ogni ora da Michoacán.

Il crollo dei prezzi degli oppiacei ha indotto molti cartelli a diversificare il loro business e a puntare sull’ oro verde in modo «più deciso». Non bastano a contrastarli i Cuerpos de Seguridad Pública , l’ esercito parastatale nato qualche anno fa per proteggere le coltivazioni. L’ aumento dei crimini legati a questo super frutto ha trasformato alcune zone in aree off limits anche per la polizia: «Abbiamo cercato di lavorare con il governo per combattere contro questi criminali, ma persino loro hanno paura di avventurarsi in certe zone», spiega un produttore al Financial Times .

La guerra in atto per aggiudicarsi questo business è sfociata in una strage lo scorso agosto, quando 19 persone sono state massacrate a Uruapan, il centro dell’ industria dell’ avocado nel Michoacán.

Le autorità hanno inquadrato questo bagno di sangue nello scontro in atto tra il Cartello di Jalisco e i Viagras, l’ ala armata della Nueva Familia.

Un’ escalation che ha messo a rischio le esportazioni negli Usa e fatto tremare la filiera messicana quando a finire nel mirino dei malavitosi è stato un gruppo di ispettori del Dipartimento dell’ Agricoltura degli Stati Uniti incaricato di verificare la qualità dei raccolti: sempre ad agosto una banda armata avrebbe derubato il camion con a bordo i tecnici americani. Per tutta risposta l’ agenzia Usa ha minacciato di sospendere l’ invio degli ispettori. Una contromisura che ha fatto temere potesse preludere al blocco delle esportazioni.

Americani senza guacamole e quasi tutti gli abitanti di un’ intera regione messicana costretti, senza più lavoro, a fare i bagagli e a iniziare la lunga marcia verso il confine.

Una prospettiva che spaventa tutti, tranne le gang.

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