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Sulle tracce dell’ex tesoriere del Carroccio

Sulle tracce dell’ex tesoriere del Carroccio che doveva portare 700 opere d’arte con l’aiuto di Renzo Bossi.

 

(di Luigi Franco e Thomas Mackinson – Il Fatto Quotidiano) – “Buongiorno, domani alle 13:15 dovete essere fuori dalla stazione di Cesano Maderno. Dovete far vedere che leggete un quotidiano. Arriveranno un italiano e un ceceno. E loro vi mostreranno un pezzo di documentazione. Siete interessati? Il costo è di 2 milioni”.

Inizia così la caccia al presunto “tesoro” dell’ex tesoriere della Lega Francesco Belsito in Africa. All’incontro, i cronisti scoprono che a 2.000 chilometri di distanza, a Mosca, qualcuno tenta di vendere documenti scottanti sulla vicenda.

“Vi dico un numero, 49. Venite a Mosca, loro hanno tutto, foto, video. Ho dei file, non sono tanti, però già dimostrano molto. Ci troviamo in un albergo, magari non al Metropol”.

Non acquistiamo nulla, ma riusciamo a duplicare alcuni file. Il primo è un certificato di esportazione dalla Costa d’Avorio di 700 statue di legno rilasciato il 13 febbraio 2019: 50 elefanti, 50 scimmie, 300 maschere, 200 statue e 100 ippopotami. Il proprietario indicato è Francesco Belsito, l’ex tesoriere condannato per i fondi della Lega e costato al partito la confisca di 49 milioni di euro.

Tra la documentazione dei russi spunta anche la foto di una cassa piena di soldi e diamanti, del valore di diversi milioni di euro. Belsito, sostengono i mediatori dei russi, ha cercato di trasportarla dalla Costa d’Avorio all’Europa passando per Istanbul. Ma la cassa a giugno, poco prima della partenza, viene bloccata dai militari all’aeroporto di Abidjan, i russi vengono fermati e devono pagare fior di soldi per uscire dal Paese.

Il “tesoro” di Belsito, vero o presunto, sparisce nel nulla, loro perdono soldi e tempo: ecco perché vogliono rifarsi, vendendo la storia e i documenti. Belsito sostiene invece che soldi e oggetti d’arte non ci sono mai stati, che era una truffa che gli è costata 200 mila euro. Punta il dito contro un avvocato ivoriano che prometteva di dargli in gestione parte di un patrimonio da 200 milioni di dollari. “Sono stato io ad avere l’idea di un import-export di maschere dal Paese, in attesa di concretizzare gli altri affari”. Ma quella cassa, dice, non è mai esistita.

In possesso dei russi c’è però anche un video in cui lui stesso parla in modo concitato dell’uscita di una cassa da Abidjan. In sottofondo si sente la voce di Renzo Bossi. È stato lui a occuparsi di trovare l’impresa di trasporto. “Ho chiesto vari preventivi – conferma l’ex Trota – Ma quella cassa non l’ho mai vista. Ora ho paura”, dirà alla vista del baule colmo di denaro. Secondo gli ex compagni di partito e di processo Belsito e Bossi, l’aereo cargo non è mai arrivato ad Abidjan per prelevare le casse. Ma i due si sono trovati con i russi a Istanbul a luglio, un mese dopo il presunto fermo della merce, per dare chiarimenti sull’affare sfumato. “Ero lì per un altro affare”, dicono in coro i due italiani. “Macché, erano lì per il casino successo ad Abidjan”, replicano i russi da Mosca.

Restano molte cose poco chiare, in una vicenda di per sé surreale. A partire dalle statue di legno, di cui Belsito sostiene di non sapere niente, di non averle viste e di averle acquistate a scatola chiusa. Senza sapere, aggiunge, come le avrebbe impiegate una volta portate in Europa per essere vendute. Singolare, anche la scelta del cargo aereo come mezzo di trasporto, al costo di ben 120mila euro. Un costo decisamente alto rispetto al valore della merce. “Un’enormità”, dicono dall’associazione spedizionieri di Genova, cui abbiamo chiesto preventivi via mare. Il costo del trasporto in container su nave sarebbe stato infatti inferiore ai 20mila euro. A giustificare la scelta, in casi simili, è una sola ragione: “L’urgenza del trasporto”.

2 thoughts on “Sulle tracce dell’ex tesoriere del Carroccio

  1. E ora aspettiamo il raduno a Pontida. Tutto il 32% a ritirare la statuina scolpita in legno pregiato.
    Bagalun d’lluster.

  2. Totò e Peppino (La banda degli onesti) erano dei geni del crimine se li paragoniamo
    a Belsito e al Trota.
    E questi due sono quelli furbi… figuriamoci gli altri!

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