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Matteo Salvini martire della patria

(Fulvio Abbate – huffingtonpost.it) – Matteo Salvini non delude mai! Soprattutto dà immensa gioia a chi gli vuol bene, a coloro che lo reputano uomo giusto e gagliardo, il determinatissimo aspirante al martirio che occorreva a un’Italia incapace di proteggere se stessa dall’orda straniera, l’unico in grado di ravvivare il “Mamma li Turchi!” prima di raggiungere l’ingiusto capestro. Qualità degne di un padre attento e altruista. Salvini, insomma, darà sempre grandi soddisfazioni a chi volesse prestargli attenzione elettorale, anche da perseguitato. Aldilà delle nostre opinioni politiche, l’uomo alla fine comunque surclasserà chi riteneva discutibile che si potessero richiedere, per sé, “i pieni poteri”. Come dire: so quel che faccio, fidatevi, quando ci vuole ci vuole, assicura con l’ennesimo tweet…

Parole sue, parole forti e, perché no, pensano i suoi nemici, perfino impronunciabili in un Paese che ha già dato, e non per nulla possiede una Costituzione tra le più avanzate, perché appunto non si sa mai che arrivi un nuovo padre della Patria, un Salvini, o no? Un Paese che ha già conosciuto il testone dell’Uomo della Provvidenza in cima a un arengario non se lo fa dire due volte. Intuiamo gli “uffa!” di chi non crede nei ricorsi storici.

Salvini sembra infatti giunto a colmare l’assenza prolungata di una maschera di ferro necessaria, se non doverosa, per dare completezza al Mercante in Fiera politico nazionale, certamente insufficiente rispetto ai desiderata della destra più implacabile. Tuttavia, Salvini resta il meglio che potessero desiderare i succitati: da lui parole chiare, forti, sempre le stesse, tra minacce e pensieri davvero ristretti, anche intellettualmente, nella convinzione che il popolo è, sì, “bue” e tuttavia proprio per queste sue mediocri qualità ottimo e abbondante alla bisogna del consenso; l’inadeguatezza delle attuali opposizioni, l’assenza spettrale della sinistra faranno il resto; e così avanti tutta, selfie dopo selfie, magari in un “chiringuito” a bordo mare, la nuova agorà. D’altronde, è altrettanto vero che il paese reale si rispecchia empaticamente più in una Tina Cipollari che non in Mara Carfagna: ormai troppo colta e preparata, quest’ultima. Anche il figlio del fabbro si mostrava in bermuda ora nell’amata Riccione ora in Sicilia. C’è addirittura, nell’Archivio Luce, uno scatto che ce lo mostra sulla riva proprio di Mondello, gli è accanto, giovanissima, zia Gioconda, sorella di mia madre, a contemplarne il petto nudo, la posa ginnica, questo per dire che so di cosa parlo, certa storia tronfia ha sfiorato perfino i miei consanguinei…

 

 

Tornando al martire Salvini, alla sua determinazione a dare voce soprattutto ai cognati e alle cognate della destra endemica, quasi a donare finalmente un momento di gioia a chi, dopo le mollezze e i “tradimenti” di un Gianfranco Fini, che si spinse addirittura definire i gioielli storici di famiglia “male assoluto”, aspettava un nuovo beniamino.

Salvini pronto a dare a tutti, perfino ai suoi alleati, lezioni di patriottismo. A tirare fuori dal suo portafogli virtuale gli sms del figlio. Il ragazzo, intuendo babbo in procinto di incontrare i giudici malevoli, come accade all’inerme “Pinocchio”, gli dona un “Forza papà!” Tepore e struggimento familiare, un gesto che può certamente affiancarsi al “Forza campione” cantata un tempo da Nino D’Angelo in gloria di un’eroe del ring solo contro il destino.

 

 

Quando Salvini sceglie di ribaltare la vicenda della nave “Gregoretti” in queste parole: “Mi sento libero di poter dimostrare che non sono un criminale ma un patriota”. Alcuni di noi sono costretti ad ammettere che un simile empito mancava dal tempo in cui incollavamo, metti, la figurina di Piero Maroncelli, sodale di Silvio Pellico, sprofondato nella cella del carcere dello Spielberg, nell’album dedicato ai grandi del Risorgimento. Ora, improvvisamente, anche il “patriota” Salvini si fa figurina, si affianca ai padri della Nazione, ai fratelli Bandiera a Pietro Micca, a Pier Capponi.

Ora, accanto alla chiamata di correità per Giuseppe Conte, già titolare del trascorso Governo giallo-verde, campeggeranno su di noi le icone di Matteo martire, e c’è da chiedersi quanto possano essere convincenti e simmetriche all’immagine già testata da Berlusconi nei giorni di “Mani pulite”, quando quest’ultimo minacciava di farsi accompagnare tra i marmi spettrali del Palazzo di Giustizia di Milano dal suo fidato “Popolo della libertà”, la storia si ripeterà nella stessa forma spettacolare? Accorrerà anche questa volta Nanni Moretti a trasfigurare in un film la minaccia di golpismo e plebiscitarismo sotto una pioggia di 49 milioni? L’elettorato che ha sentimenti forti, al limite della pulsione erotica, per Salvini va forse immaginato pronto a scattare per l’assalto ai forni, anzi, alle urne? Allora, sì, che i pieni poteri spetteranno di diritto, tanto che i figli di papà martire potranno tirare un sospiro di sollievo, e guai ai magistrati, sospesi nelle gabbie del ludibrio popolare come gli infidi baroni ribellatisi a sua maestà del tempo che fu.

6 thoughts on “Matteo Salvini martire della patria

  1. “Parole sue, parole forti e, perché no, pensano i suoi nemici, perfino impronunciabili in un Paese che ha già dato, e non per nulla possiede una Costituzione tra le più avanzate, perché appunto non si sa mai che arrivi un nuovo padre della Patria, un Salvini, o no?..” Per fortuna, allora, che il 16 dicembre al Referendum sulla schiforma Boschi-Verdini ha vinto il NO!

  2. Ancora una volta, Salvini è al centro della scena.
    E ancora una volta, non per suoi meriti, ma per altrui demeriti.

    Ci sono parti poltiche (5Stelle e PD) che, con poca lucidità, pasticciano e pasticciano.
    Poi vedono il pasticcio e danno la colpa a chi li ha distratti.
    Così non andranno lontano.
    E me ne dispiaccio, perchè del liberismo salviniano non ci sarebbe alcun bisogno.

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