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Tutto fumo e niente arrosto

Domani il sindaco Panza chiude l’anno bellissimo (per chi?) di Sannio Falanghina Città Europea del Vino, insieme ai suoi compagni di me… (ops, di lavoro) nella splendida cornice del Grand Hotel. Un anno bellissimo, un anno “frizzante”, che ha portato Guardia Sanframondi sotto i riflettori del mondo intero. Un anno bellissimo, così come l’intero decennio “panziano”. Un anno e un decennio bellissimo che “merita” di essere raccontato. Il racconto del quasi ex sindaco di Guardia, Floriano Panza. Non è un capolavoro, ma è un breve spaccato verace della miseria politica strapaesana. La storiella racconta del fallimento del sindaco di una piccola comunità di meno di cinquemila anime, che nel caso è Guardia, ma potrebbe essere Canicattì o un altro nostro paese. Un sindaco democratico, naturalmente. Un sindaco che – fin dai primi passi – ha “festosamente” illuso i suoi concittadini. Un sindaco che, agli inizi della gestione quotidiana del potere – fatta solo di panem et circenses -, aveva fatto credere di avere il senso della politica, la motivazione ideale, la molla sociale, la capacità di rivolgersi alla gente. Poi, preso nella gestione, avvolto nel codazzo, ha perso – come suol dirsi – la visione e gli è rimasta solo l’ordinaria amministrazione (il più delle volte neanche quella) e la cosiddetta “filiera istituzionale” favorevole. Con il secondo mandato poi, ha perso del tutto lo smalto e i contenuti; ma si sa prima o poi il meccanismo cinico e feroce del governo della cosa pubblica ti inghiotte, la politica è irredimibile. Il sindaco potrebbe rispondere (ma non lo farà) che nelle piccole realtà la politica decide sempre meno, deve attenersi a rigidi parametri, bilanci sorvegliati, ferree direttive prodotte da entità sovrastanti. E dunque i suoi margini d’azione sono sempre più ristretti. Ma il suo problema non è stato solo quello economico. La sua politica è apparsa subito spenta; e i suoi surrogati sono diventati solo slogan, discorsi sempre uguali e pieni di retorica. Solo marketing politico. Inutile poi rilevare la totale assenza di coraggio, di sorprendere talvolta dando ragione a chi è dalla parte opposta o denunciando i propri limiti. Assenza di modestia, quindi; tradotta furbamente come un espediente per confondersi in mezzo alla gente e cercare di riacquistare credito. Ha promesso il paradiso in terra. Ha illuso la gente con iniziative ad effetto. Ad alta visibilità: la propria. Ha venduto la comunità come al mercato. La sua gestione non è mai stata spirito di servizio, ma ambizione personale, sete di riconoscimenti se non di gloria. Una gestione fatta a danno dei cittadini, senza peraltro sforzarsi di far coincidere l’ambizione personale con l’interesse generale. Una gestione che (a parte la cura degli interessi di pochi) è parsa assai lontano dalla realtà dei fatti. La gestione del bene pubblico non come cursus honorum ma per arraffare potere. Sarebbe stato già un passo avanti se il sindaco Panza nel lontano 2010 si fosse presentato con un profilo più modesto. Invece, si è rivelato subito per quel che realmente è: tutto fumo e niente arrosto. Al di là di qualche bandierina (centro storico!!!) concessa dagli “amici istituzionali”, sono mancate pure le idee, è mancato il senso dei reali interessi popolari, è mancato soprattutto la capacità di dire qualcosa di verosimile. La modestia, di cui si diceva… Le elezioni amministrative della prossima primavera saranno tra conservatorismo e cambiamento, tra il bene e il male, tra salvatori e distruttori, tra opposte visioni. Scegliere tra bene e male è un lampo. Ma se sbagli scelta, puoi restare fregato, abbarbicato a un corpo morto. Certo, l’elettore di Guardia spesso è puerile, vuole certezze elementari, in bianco e nero. Ci sarà gente che voterà ancora Floriano Panza o chi per lui, in nome del mantenimento dello status quo. Ci saranno molte cose difficili da far entrare nel cervello dei cittadini: a chi non spera più in niente e in nessuno. Ci saranno i soliti venditori di fumo, annunci, prodigiose salvezze. Occorre mutare atteggiamento, esortare a cambiare sguardo rispetto a quello che oggi domina questa comunità, fare un salto di qualità, rinascere, sposando la novità. E capire finalmente che l’Io panziano non è tutto. Liberarsi dal dominio dell’Io è la via, la verità. Anche perché il “panzismo” è un “dead walking man” o, se preferite, un morto che cammina. Qualora restasse al potere cambia solo l’etichetta, ma la merce (tossica) resta sempre la stessa. l’importante è che curi i suoi interessi, i quali, è bene ricordarlo, non coincidono mai con quelli dei cittadini.

Raffaele Pengue

Noi Cittadini per il Sud

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