Cronaca/Interno/Marcello Veneziani/Politica

Corso intensivo sul politicamente corretto

(Marcello Veneziani) – Ma cos’è esattamente il politically correct? Lo citiamo ogni giorno senza magari coglierne tutto il significato. Provo a offrire una breve guida, un sunto critico e un succo concentrato.

Per cominciare, il politicamente corretto è un canone ideologico e un codice etico che monopolizza la memoria storica, il racconto globale del presente e prescrive come comportarsi. Nasce dalle ceneri del ’68, cresce negli Usa e nel nord Europa, si sviluppa sostituendo il comunismo con lo spirito radical (o radical chic secondo Tom Wolfe) e sostituendo l’egemonia marxista e gramsciana col “bigottismo progressista” (come lo definisce Robert Hughes). Rompe i ponti col sentire popolare, non rappresenta più il proletariato, almeno quello delle nostre società; separa i diritti dai doveri e li lega ai desideri, rigetta i limiti e i confini personali, sociali, sessuali e territoriali, nel nome di una libertà sconfinata, sostituisce la natura col volere dei soggetti.

E sostituisce l’anticapitalismo con l’antifascismo, aderendo all’establishment tecno-finanziario di cui intende accreditarsi come il precettore.

Il politically correct è una forma di riduzionismo ideologico che produce le seguenti fratture: a) riduce la storia, l’arte, il pensiero e la letteratura al presente, nel senso che tutto quel che è avvenuto va letto, riscritto e giudicato alla luce del presente, in base ai canoni corretti e ai generi; b) riduce la realtà al moralismo, nel senso che rifiuta le cose come sono e le riscrive come dovrebbero essere in base al suo codice etico e gender; c) riduce la rivoluzione vanamente sognata nel Novecento e nel ’68 alla mutazione lessicale, nel senso che non potendo cambiare la realtà delle cose e l’imperfezione del mondo si cambiano le parole per indicarle, adottando un linguaggio ipocrita e rococò; d) riduce le differenze ideologiche a una superideologia globale o pensiero unico, che se si nega come tale.

Alle quattro riduzioni di cui sopra, il politically correct aggiunge una serie di sostituzioni: 1) sostituisce il sentire comune, l’interesse popolare, il legame famigliare e comunitario con la priorità assegnata ad alcune diversità e minoranze, ritenute discriminate o emarginate. E adotta uno schema vittimistico: non sono i grandi, gli eroi, i geni a meritare onori, strade, elogi unanimi ma le vittime (retaggio cristiano, notava René Girard). 2) sostituisce la preferenza per ciò che è nostrano – la nostra identità, le nostre tradizioni, il nostro modo di vedere, la nostra civiltà e religione, i nostri legami e le nostre appartenenze – con la preferenza per tutto ciò che è remoto – le culture e i costumi altrui, i migranti, i mondi lontani, le ragioni di chi viene da fuori (quella che Roger Scruton chiamava oicofobia); 3) sostituisce l’antica dicotomia tra il compatriota e lo straniero, o quella politico-militare tra l’amico e il nemico con la dicotomia tra il Bene e il Male, per cui chi non è allineato al canone non è uno che la pensa differentemente né un avversario da combattere ma è il male assoluto da sradicare e annientare. Col nemico si può arrivare a patti, lo puoi sconfiggere e sottomettere; il Male no, va cancellato e dannato nella memoria. 4) sostituisce l’oppositore, il dissidente, l’antagonista col razzista, nemico dell’umanità, del progresso e della ragione. E gli riserva un trattamento a metà strada fra la patologia e la criminologia, accusandolo di fobie: è omofobo, sessuofobo, islamofobo, xenofobo, e via dicendo. Di conseguenza non c’è contesa con lui, ma lo si isola tramite cordone sanitario, lo si affida alla profilassi medica e prevenzione nelle scuole, università, media; o quando il caso è conclamato, lo si affida ai tribunali e alla condanna. Il pregiudizio ideologico riduce i dissidenti al rango di pregiudicati, ovvero di condannati dalla storia, dal progresso, dalla ragione. Non conflitti ma bombe umanitarie, operazioni di polizia culturale o internazionale.

Per il politically correct la realtà, la natura, la famiglia, la civiltà finora conosciute, vissute e denominate, sono sbagliate. Il politicamente corretto è il moralismo in assenza di morale, il razzismo etico in assenza di etica, il bigottismo in assenza di religione. Ecco, in breve il politically correct.

Postilla finale dedicata a come si reagisce. Chi rifiuta l’imposizione del politicamente corretto e reagisce con l’insulto contro i suoi totem e i tabù, entra a pieno titolo nel suo gioco e ne conferma l’assunto e l’assetto: visto che avevamo ragione a dire che il razzismo, l’odio, l’intolleranza albergano nei nostri nemici? È una forma stupida e istintiva di risposta che rafforza il politically correct. Non migliore sul piano dell’efficacia è la risposta opposta, mimetica, di chi sta al gioco, asseconda, tace o compiace, rispondendo con ipocrisia all’ipocrisia parruccona del politicamente corretto. Anche in questo caso si resta sul suo terreno, si fa il suo gioco, si mira a una sopravvivenza immediata e individuale pregiudicando in prospettiva una visione alternativa più ampia.

Spesso ci si limita a opporre all’ideologia la realtà, alla sua narrazione la vita pratica. Invece, partendo da quella, si dovrebbe tentare lo sforzo opposto: smontare i loro tic, totem e tabù, usando l’arma dell’intelligenza, del paragone culturale, del senso critico e ironico. E indicando percorsi alternativi, letture diverse, altre priorità. Qui, purtroppo, l’intolleranza degli uni s’imbatte nell’insipienza degli altri, frutto di ignoranza, ignavia e indifferenza.

Se il politically correct domina, è anche perché non trova adeguate risposte. Solo imprecazioni e silenzi. La città è nelle mani degli stolti, dissero al sovrano i messi di una città in rivolta; ma i “savi” nel frangente che facevano, chiese loro il Re Carlo d’Angiò? Domandiamocelo pure noi.

La Verità 16 febbraio 2020

16 thoughts on “Corso intensivo sul politicamente corretto

  1. Che il politically correct (P.C.) nasca dalle ceneri del ’68 è un’idiozia bella e buona, che Veneziani usa per dipanare il suo ragionamento secondo cui non sarebbe altro che una
    trasformazione in “bigottismo progressista” del pensiero marxista.
    Una certa dose di verità ce la vedo in questa affermazione: il radicalismo marxista è stato sconfitto, domato, imbardato e mandato a tirare il carretto per conto del Capitale
    Trionfante, mettendo a cassetta, con la frusta in mano, i vari Clinton, Blair, Obama o,
    più modestamente da noi, i D’Alema, Veltroni, Renzi e Gentiloni.
    Per la destra questa trasformazione non c’è stata perché non ce n’è mai stato bisogno:
    la destra, dalla notte dei tempi, ha sempre detenuto il potere in ogni dove ed il suo
    linguaggio, politicamente corretto, era l’unico praticato ed ammesso… a meno di non voler rischiare il rogo, la decapitazione o le più efferate torture.
    Ma oggi no! Questo è il tempo dei compromessi, del confronto e dell’accoglienza (a chiacchiere, naturalmente) e la ex sinistra si ammanta di un lessico che serve a
    mascherare dietro un buonismo di facciata la sua reale funzione nella Società Globalizzata: la quinta colonna del Capitale all’interno non più dei ceti popolari, lasciati
    … anzi spinti tra le braccia della destra, ma di quei ceti una volta definiti borghesi e
    pian piano fatti scivolare in un neo-proletariato smarrito e confuso.
    Il Politically Correct questo è: il linguaggio del potere qualunque sia la veste, nera, verde, azzurra o rossa con cui decide di vestirsi.

  2. Articolo condivisibile e dettagliato.il politicamente corretto faceva figo 52 anni fa per rimorchiare le ragazze.Oggi, sulle rugose e tremolanti labbra di vecchi, ahimé, bavosi e col piede nella fossa è ripugnante. I giovani seguaci sono, in fondo, dei collezionisti di antiquariato.

  3. Va deretro (HIHi)Satana, Papen Satan Aleppe. Si è perso ogni senso di Magia. La paura è una Forza prima Fisica ed Elettrica, secondo una Forza Magnetica che tende a restringere la massa, a compattarla, Il cervello è prima fra tutte le cose una Massa Pensante che governa Il corpo naturale e congetturale del Sé verso gli altri e degli altri verso il me e l’io. La paura tende ad isolare le menti e a creare distanza fra le persone e fra la gente, fra l’io e il me prima e dopo fra il me, il tu e gli altri.

  4. E se lo senti si può continuare a coltivare un mondo migliore, almeno dentro se stessi, l’unico spazio che ti può portare via solo Madam la Muerte E visto i Podromi si può anche essere vicini, Una due, forse 5 mutazioni aggressivissimi contro il nostro Sistema vivente e il virus o il microrganismo ameboide per esempio, potrebbero essere in grado di STERMINARE una bella fetta di UMANITA’ pace all’Anima nostra!

  5. Oltre l’era dell’uomo c’è l’era dei mostri e se è proprio il Sistema o Ecosistema Umano a generarli al suo interno per Auto- mantenersi mostro, macchina, servosistema, generale, Elettricità e Corto circuiti mentali sempre più In corto con i Computer + Cellulare + Video Game + Macchinette Umani Come Esempi nei Luoghi Privati e Pubblici degli squallidissimi bar e bingo dove si accomuna un’umanità allegra quanto distante, ed è la paura a generare la distanza e il contenitore o è il contenitore pubblico, la folla, la Nemesi con la Follia e l’Amore? L’arte di amare supera di gran lunga l’arte della Paura, o di far Paura per fare cose eticamente e legalmente incivili e predatorie contro L’Ambiente e le RISORSE COMUNI per arricchirsi e arricchire con il Cemento prima, Cemento Armato dopo, dopo ancora Armato e basta.

    • Quoto come sempre Veneziani, la cui lucida analisi mi conforta, la penso così da sempre ed io il 68 l’ho visto e vissuto con tutte le sue degenerazioni.
      Purtroppo predica nel deserto, questo è un Paese di imbecilli, ignoranti ed individui che del politicamente corretto, hanno fatto una religione.
      Speranze al lucimino per un’inversione di tendenza!

      • “…io sono educato e non ho mai finto di esserlo. Hai cominciato tu…(cit.)” ; “… questo è un Paese di imbecilli, ignoranti…(cit.)”: chi, di grazia, avrebbe cominciato per primo ‘sta volta per costringerti a sbagliare per la seconda volta nella tua misera vita? …ahahahahaha… Porello… PS: e come sempre, per la serie “Evidentemente, per la prima volta nella vita, mi sono sbagliato…(cit.)”, sbagli nuovamente posto dove commentare… buahahahaaaa…

  6. Ma che c’entri tu, era un commento generico.
    Hai voluto approfittare dell’occasione per ricominciare.
    Bien, sappi che possiamo continuare ancora a lungo, per quanto mi riguarda.
    Ed hai sbagliato ancora una volta, cosa sai tu della mia vita?
    Inoltre non hai ancora afferrato che non mi interessa il punto di risposta, commento e basta!
    Se per te è importante, è un problema tuo.
    Peraltro se rispondo a qualcuno, si evince dal testo non dalla posizione.

    • “Peraltro se rispondo a qualcuno, si evince dal testo non dalla posizione.(cit)”… Non sempre: è per ovviare a questi eventuali equivoci che hanno introdotto varie opzioni “Rispondi”, o pensi che lo abbiano fatto per farti un dispetto? Il fatto che a te non interessi, dimostra tutta la tua innata maleducazione: il problema non è che sia importante per me, ma che non lo sia per te e questo è un TUO problema e di quelli come te, che pure qui ce ne sono…

  7. Non hai capito nemmeno il senso della frase che riporti a me attribuita.
    Il primo sbaglio nella vita, si riferiva al giudizio su una persona.
    Ho veramente compassione per te, non si può giungere a questi livelli di bassezza morale.

    • Secondo ruttino: avevo ben capito, ma dalle alte vette morali nelle quali svolazzi, non riesci a distingure il ludibrio dall’incomprensione… La compassione è vicendevole… ahahahahaaa… Porello…

    • Noio, modestamente, ci accontentiamo di poco, ma c’è un ulteriore gradino più sotto: il “quaquaraquà”! Ogni riferimento è puramente… “causale”… ahahahahaaa…

  8. Nel rispetto di qualcosa che si chiama ancora vita, il senso della verginità può di nuovo diventare vivo come una fiamma di un fuoco, ma non il senso della verginità infantile della fanciulla al primo menarca o al primo rapporto fino a divenire puerpera, ma una verginità più personale e matura. Orbene, capisco che siamo nel paese dei Papi, ma oltralpe la prima forma di amore trasgressivo ha generato anche opere d’arte Varia.. e questo senso della famiglia che si tramuta e si traveste da paternalismo in varie declinazioni è una pietra al collo e ai piedi. Vivere la vita significa anche, ma soprattutto, assaporarla negli istanti e nei minuti in cui un’ emozione o un rapporto di amore e passione raggiungono i reciproci acmi e vertici di nequizia. Ma se oltre la bionda Bo Derek , company e derivate bambolone e bambole Killer, non si scorge nulla è perché quel maledetto Nulla lo si vive insieme agli altri.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.