Cronaca/Interno/Mondo

C’era una volta un lavapiatti a Londra

(lettera43.it) – Dal 2021 trasferirsi a Londra per fare il cameriere o lavapiatti sarà praticamente impossibile, almeno per i lavoratori stranieri. Il Regno Unito si sta infatti preparando a sigillare i confini in vista della conclusione del periodo di transizione post Brexit previsto per la fine dell’anno. Come ha scritto il Guardian il governo di Boris Johnson sta preparando una profonda revisione delle leggi sull’immigrazione che sostanzialmente metterà fine ai flussi di lavoratori europei con basse qualifiche e che non parlano bene inglese.

UN SISTEMA A PUNTI IN STILE AUSTRALIANO

L’idea presentata dal governo è quella di copiare il sistema australiano, un meccanismo a punti per l’ottenimento del permesso di soggiorno per motivi di lavoro. Il 19 febbraio l’esecutivo Johnson ha pubblicato un primo paper di 10 pagine con alcuni punti fermi.

  • Il confine del Regno Unito resta chiuso per lavoratori non qualificati e tutti i migranti dovranno parlare inglese;
  • Per entrare nel Paese bisognerà avere un’offerta di lavoro con una soglia salariale di 25.600 sterline l’anno. Soglia più basse saranno accettate solo in casi particolare in cui ci sia carenza di personale;
  • Chiusura dell’accesso a lavoratori autonomi come “idraulici polacchi” e “manovali bulgari”;
  • Le guardie di frontiera non accetteranno carte di identità da Paesi dell’unione come Francia e Italia, una formula per bloccare accessi di persone con documenti falsi;
  • Verranno eliminate le restrizioni per i lavoratori più qualificati, con laurea o dottorato di ricerca.

Questo sistema di fatto renderà impossibile per un italiano trasferirsi nel Regno Unito per fare un lavoretto. Secondo una tabella pubblicata dal Guardian il permesso verrà concesso a chi riesce a raggiungere 70 punti in una scala predeterminata. Secondo lo schema i primi 50 punti dovranno essere obbligatori e prevedono sostanzialmente tre cose: l’ingresso nel paese con in tasca un’offerta di lavoro, il possesso di una competenza lavorativa specifica e la conoscenza della lingua inglese. I punti successivi vengono assegnati in base a salario e formazione.

OPPOSIZIONI SULLE BARRICATE

Tutte le opposizioni, da laburisti a liberaldemocratici si sono scagliate contro il piano e la Unison, un sindacato che rappresenta i lavoratori nel settore della cura, ha dichiarato che la mossa metterà in crisi il settore, sia per il progressivo invecchiamento della popolazione, sia per il fatto che la gran parte di lavoratori nel settore delle cure non erano britannici. Rischio di crisi anche per il comparto ristorazione che chiedeva una sorta di “barista visa“. Il gruppo Pret a Manger ha raccontato che negli ultimi due anni solo un candidato su 50 era britannico.

14 thoughts on “C’era una volta un lavapiatti a Londra

  1. “Le guardie di frontiera non accetteranno carte di identità da Paesi dell’unione come Francia e Italia,” altrettanto, spero verrà fatto, per le carte di identità britanniche.

    • La differenza,amico mio, è che gli Inglesi non vengono certo a fare i lavapiatti da noi e quindi non hanno bisogno di cercare sotterfugi.

      • E questo cosa c’ entra? Qui si parla di entrare in Uk come in Italia anche come turista non certo per fare il lavapiatti, comunque il problema non sussiste perché, come ho scoperto dopo, in Gb non esiste la carta di identità.

  2. Non vedo lo scandalo: vengono ammessi lavoratori cui spetta una retribuzione adeguata, non schiavi per quattro spiccioli. Vuol dire che i bar, i ristoranti costeranno di più, perché certi lavori, finora riservati ai nuovi schiavi stranieri dovranno essere pagati di più per divenire attrattivi anche per gli inglesi. Alcuni pub o ristoranti falliranno: ecco allora i disoccupati adattarsi a paghe inferiori, che prima disprezzavano, pur di lavorare. In pratica, da un punto di vista economico_sociale cambia poco; la differenza sarà data dal fatto che i poveri saranno locali e non più “negher”. Si arruoleranno e partiranno alla conquista dell’Impero come già una volta…

  3. “Dio stramaledica gli Inglesi” diceva Mario Appelius, voce della radio fascista.
    In effetti quei maledetti hanno sempre avuto una particolare tendenza a diffidare di chi prometteva panem et circenses (sostanzialmente: “Chiù pilu ppe tutti!”) purché gli lasciassero fare gli affaracci suoi.

    Pensate che il Perfido Albione, già nel 1215, puntando una spada alla gola di Re Giovanni Senza Terra (il fratello di quell’autentico criminale di guerra che fu Riccardo Cuor di Leone) riuscì a strappargli la Magna Charta Libertatum.
    Non che fosse un granché nell’enunciazione dei diritti, riguardando essenzialmente
    le prerogative della nobiltà e del clero nei confronti della corona, ma insomma fu la
    prima volta che venne messo per iscritto il principio dell’habeas corpus, ossia il diritto di conoscere il motivo delle accuse e di potersi difendere davanti ad un magistrato.

    In Europa il concetto di diritto, dopo il marasma seguito alla caduta dell’Impero Romano,
    rinasce lì e della loro cazzuta indipendenza di pensiero gli albionici sono sempre andati
    fieri e l’hanno difesa anche a costo di tagliare qualche testa regale (Carlo II° Stuart).
    Figuriamoci se quelli, abituati da secoli e secoli a non sopportare che qualcuno gli
    dicesse quello che potevano o non potevano fare, sarebbero rimasti ancora a lungo
    rinchiusi in questa gabbia di matti che è la UE.

    Me lo vedo un cittadino inglese che legge sul giornale la notizia che un gruppo di burocrati “del continente” ha stabilito la misura e il grado di maturazione ottimale delle
    patate nel suo “fish and chips” e quale tipo di pesce le può accompagnare.
    Gli sarà di sicuro salito il sangue al cervello e mi stupisce che il referendum per la Brexit
    abbia avuto un risultato così incerto.
    Si chiama intuito, o istinto di sopravvivenza se volete, e ci vogliono secoli di coesione e condivisione di senso nazionale e di appartenenza per svilupparlo.
    Noi siamo nati solo da 160 anni, tenuti a balia dall’imperialismo francese e, per altri motivi, dalla massoneria inglese; a Napoleone III° faceva comodo uno stato cuscinetto con l’Impero austro-ungarico e l’appoggio al Piemonte non fu affatto un gesto di disinteressato altruismo.
    Comunque sia andata noi non l’abbiamo sviluppato quell’istinto di sopravvivenza e
    rimarremo aggiogati al carro della Plutocrazia Finanziaria che s’è impadronita dell’Europa e la governa con regole funzionali ai loro interessi fino a quando il processo
    di proletarizzazione non si sarà concluso.
    Invece di stramaledirli forse sarebbe il caso di imparare qualcosa da loro.

    • condivido ogni singola parola, peccato che loro, che sono giustamente orgogliosi della loro indipendenza, abbiano creato il più vasto impero che la storia dell’uomo abbia mai conosciuto. Ma è altrettanto vero d’altra parte che chiusa un’era hanno creato il Commonwealth con le ex colonie, qui da noi invece permangono dei vergognosi nostalgici (ideali perchè manco ancora nati) del periodo fascista-nazista.

  4. Invece di criticare la Gran Bretagna, prima che sia troppo tardi, dovremmo cominciare a fare come loro, altrimenti in pochi anni spariremo dalle carte geografiche dei paesi civili.

    • Diciamo solo l’ Inghilterra perché il Regno unito, con i venti indipendentisti di Scozia ed Irlanda del nord rischia di scomparire, altro che ” rules Britannia again”…

    • La Gran Bretagna non è mai esistita se non come understatement nei confronti dei popoli del Galles, Scozia, Irlanda invasi e sottomessi dall’Inghilterra, che potevano considerarsi ipocritamente British. infatti la Brexit l’hanno votata in maggioranza proprio gli inglesi.

  5. Pingback: C’era una volta un lavapiatti a Londra – ScrilLog

  6. Per me, stanno chiudendo il sacco, e noi siamo dentro.
    La prossima volta che si aprirà sarà soltanto per riempirlo, indovinate di cosa?
    Anche tu.
    Che sei lassù…
    Ogni tanto guarda giù.
    Nemmeno il coronavirus li ha fermati.

  7. Molto Bene , quando SBoris arriva in Italia alla frontiera :”documenti ?” …”sorry ,I do not understand…” ” da dove vieni?” “I do not understand…” ” Marescià… iddu dà dò viene?”…

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