Cronaca/Editoriali/Interno

Belle anime

(UGO ROSA – glistatigenerali.com) – Chi sono quei fari di progressismo e competenza che, da Floris, da Formigli, dalla Gruber o da Madame Lepetit Pigeon sentenziano su pensioni, occupazione e lavoro? Chi sono quelli che ne scrivono?

Si chiamano, per fare qualche nome, Fornero, Cottarelli, Calenda, Giannini, Boeri. Gente che o gode di privilegi da generazione oppure (a testimonianza del romanzo del “giovane povero” che s’è fatto da sé con il sudore della fronte imbandito dalla truppa meritocratica…) ne gode “solo” da decenni.

Gente che in ogni caso svolge un’attività gratificante, remuneratissima e che non ha niente a vedere con il “lavoro” della stragrande maggioranza; gente, cioè, che non ha la più pallida idea di cosa possa voler dire, per chi fa un lavoro “vero”, retribuito da schifo, arrivare a farla finita con quella tortura e andarsene in pensione o riuscire a penare un po’ di meno.

Per questo si vedono cariatidi del giornalismo o dello spettacolo che nella vita non hanno mai fatto altro che ciò che altri fanno per hobby, tenere lezione di moralità “Ho settantacinque anni e ancora lavoro!”.

Grazie al cazzo.

Lui produce articolesse strapagate (quasi sempre fetenti e scritta da cani) e fa comparsate televisive nel corso delle quali pontifica banalità e benpensantismo da quattro soldi.

E voi, cari amici “progressisti e di sinistra” pensate (visto che anche questa gentaglia all’anagrafe risulta, magari, “di sinistra”) che io dovrei tollerare quel cinismo indegno solo perché mi viene presentato in confezione regalo?

Quando un professore universitario (uno che col sillogismo aristotelico dovrebbe andarci a nozze) un giornalista da prima pagina o un manager d’assalto presentato in veste di “esperto” parla, riguardo a chi va in pensione con mille euro al mese a sessantadue anni, di “inammissibile privilegio” vuol dire che o le sue capacità logiche sono così rudimentali da non capire che il privilegio, in questo caso non può esistere; che ciò che esiste è invece la persistente ingiustizia che costringe gli altri a restare schiavi e che non si pone riparo all’ingiustizia di innalzare l’età pensionistica estendendola al maggior numero possibile; che al contrario vi si pone riparo solo eliminandola ed eliminando i privilegi veri (tra i quali spiccano quelli di cui ha sempre goduto lui); o, insomma è un cretino.

Oppure, in alternativa, mette semplicemente in atto quel cinismo di cui la borghesia italiana è sempre stata maestra.

Viviamo in una cultura che ruota continuamente sul cardine della solidarietà consolatoria ma non si apre mai verso la giustizia sociale; si spalanca invece, sempre di più, sull’abisso dell’ineguaglianza.

Non abbiamo bisogno di una consolazione che dia per scontata l’ingiustizia, ma, al contrario, di una giustizia che sappia dare per scontata l’inconsolabilità di chi la subisce e proprio per questo vi ponga rimedio.

La solidarietà delle anime belle fa bene soprattutto alle loro belle anime, le pacifica con se stesse e con il mondo e le persuade di essere al vertice della gerarchia morale.

5 thoughts on “Belle anime

  1. “Non abbiamo bisogno di una consolazione che dia per scontata l’ingiustizia, ma, al contrario, di una giustizia che sappia dare per scontata l’inconsolabilità di chi la subisce
    e proprio per questo vi ponga rimedio.(cit.)”

    La Carità, il vestito buono dell’ipocrisia, è l’eredità concettualmente peggiore lasciataci
    dalle tanto celebrate “radici cristiane”.
    La Carità appartiene all’uomo che la eserciterà per mitigare le conseguenze dell’ingiustizia.
    Ma all’uomo non compete intervenire sulla Giustizia, che renderebbe superflua la Carità, perchè essa (dicono) appartiene a Dio e ai suoi delegati, siano essi Papi o Imperatori.

    La Solidarietà, quella vera, è ben altra cosa rispetto alla Carità ed è la base fondante di
    ogni progetto politico che voglia definirsi “di sinistra” ma, se non è sostenuta e protetta dalla Giustizia Sociale, è destinata ad appassirsi e ridursi a quello stitico simulacro che agitano sardine inconcludenti e radical chic innamorati di un globalismo capitalistico che
    è la negazione assoluta di quella solidarietà di cui si riempiono la bocca.

  2. Or dunque che la principessa soave, che grazie al Padre, assiduo frequentatore delle stanze di Via Roma che le ha preparato l’Alcova Nuziale per il volo Verso il Fuco ramingo, ha implementato tutta la logica del cemento e barche e barche di gente rozza, grezza, quanto violenta si è appropriata del mare Nostrum ovvero il nostro caro Territorio Toscano. TT. Orbene che la cara Meb, bambolosa quanto strana, abbia affascinato il caro berluschino Post Bomba ai Georgofili e Uffizi (io ero studentessa universitaria (bei tempi tra l’altro con il mercato di artigianato sotto le sue Loggiate). ..
    Dopo lo sfogo, solo Napoletani e romanacci da Trastevere e sifilide.

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