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Guardia Sanframondi: il fotoromanzo delle prossime elezioni

Le previsioni, recita una vecchia freddura inglese, sono sempre difficili, specie quelle sul futuro. E quelle sulle elezioni amministrative di Guardia sono tra le più ardue. Non ci azzeccano quasi mai. La vera questione, quindi, non è se nella prossima primavera il clone di Floriano Panza ce la può fare a vincere. La domanda potrebbe riguardare, semmai, la natura dello scontro e l’esito della partita. Meglio non correre troppo, allora. Le lunghe marce cominciano sempre con un primo passo. Cominciare, ad esempio, da un gruppo di volenterosi, combinato anche senza amore, per necessità, come un matrimonio d’interesse, che si regga spacciando se stesso come un antivirus. Questa deve essere la sua giustificazione morale. Siamo qui per debellare l’anomalia, l’intruso, la malattia, il monatto. Il resto è superfluo. Un gruppo, tutti dentro, che si legittima come comitato di salute pubblica. Lasciando fuori dalla porta incomprensioni, rancori, perché sarebbe come lasciare le porte aperte al contagio e all’epidemia. Un gruppo, una compagine amministrativa che nasce come vaccino contro il mal di Panza. La cura, per scongiurarne i sintomi: scarsa moralità, affarismo, clientelismo becero. Un nuovo vaccino che sconfigga una volta per tutte il virus: il panzavirus. Un virus instabile, lascivo, conciliante, potente, e con un alto potere di ricatto. Un virus che sta lì, amico di tutti e di nessuno, che non si accontenta mai. La cosa strana è che lo stesso cittadino guardiese che oggi lo indica come inestimabile fonte di successo, un tempo lo considerava il male oscuro. Non c’è da stupirsi. È l’antica linea sottile che divide il farmaco dal veleno. Solo che in questo caso la differenza la fa la mano del medico. Non bisogna cercare la logica dove non c’è. Le due amministrazioni Panza sono state in fondo un romanzo d’appendice scritto male, un fotoromanzo surreale. Il bello, o il brutto, è che tanti ci hanno creduto. E allora chi salverà questo paese dal virus? Se dal cilindro nessuno ancora tira fuori l’ideona. Una lista? No, qui serve un gruppo di liberazione glocale. Una sorta di Cln post conflitto. Una compagine che va da Che Guevara a Madre Teresa di Calcutta. Una gruppo di volenterosi che salva la terra baciata malamente da Floriano. Il vento del cambiamento risvegli chi, Tizio o Caio che sia, già si vedeva sconfitto alle elezioni. E chi ci mettiamo a capo della lista? Serve un segno di discontinuità. Certo, c’è sempre quello che dirà: ma è quello che c’era prima? Basta chiamarlo Tizio o Caio bis. Geniale, no? Nessuno è più opposizione di lui. Come fai a non credergli?  E poi ci sono gli umori della gente. E la gente dice che Caio non è più tanto opposizione. Non è mica come Tizio che adesso si è fatto un comitatino. Fuori Tizio allora, fuori pure Caio. Resta sempre Sempronio. E se fosse lui, il virus?

Raffaele Pengue

Noi Cittadini Per Il Sud

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