Cronaca/Interno/Interviste

La psicoanalista: “Ora c’è il rischio della ribellione alle regole restrittive”

(Elisabetta Ambrosi – il Fatto quotidiano) – Come saremo dopo il virus? Difficile dirlo perché “ciascuna persona, nazione e cultura reagirà in modo diverso”. E non è neanche detto che impareremo qualcosa, “perché la struttura delle persone si costruisce in tempi di pace”. A dirlo è Simona Argentieri, medico psicoanalista, docente dell’ Associazione italiana di Psicoanalisi e dell’ International Psychoanalytical Association. Che spiega: “Tra rifiuto dei problemi del mondo, insofferenza ad ogni frustrazione e illusione che tutto sarebbe andato per il meglio, siamo arrivati del tutto impreparati all’ emergenza”.

Come ci ha trovato questa crisi, a livello psicologico?

Siamo partiti molto male, impreparati all’ emergenza. Infatti oscillavamo tra la negazione di enormi problemi (dalle guerre alle migrazioni al disastro climatico) e una sorta di voluta illusione che tutto si sarebbe aggiustato senza la nostra partecipazione. In più, aggiungerei, l’ intolleranza verso ogni limite ai nostri desideri (vissuti come diritti); il piccolo egoismo quotidiano, il narcisismo. Tutti elementi che producono quell’ atteggiamento di rabbia diffusa contro il mondo, denunciato con coraggio dal recente libro di Nicoletta Gosio, Nemici miei. La pervasiva rabbia quotidiana (Einaudi). Ora c’è il rischio della ribellione alle regole restrittive.

Come stiamo gestendo ora il virus?

Legittimamente, ognuno sta cercando di difendersi da questa massiccia ondata di angoscia e preoccupazione, ricorrendo a vari meccanismi psicologici. Di per sé la paura può essere un eccellente stimolo per attivare le nostre risorse, ma esiste anche quello che io chiamo eccesso di legittima difesa. Quali sono? Anzitutto, il diniego, l’atteggiamento spavaldo del fregarsene, del gridare all’ esagerazione; in secondo luogo, l’atteggiamento fobico che ha portato a episodi orrendi di caccia all’ untore, dove si usa la rabbia come difesa dall’ angoscia.

Il bisogno di certezze è sbagliato?

No, di per sé è naturale, tutti vorremmo avere certezze e infatti la maggior parte delle persone chiede risposte chiare ed assolute; alla scienza, in primo luogo. Ad esempio: “Quanto durerà l’ emergenza?”; “Come mi posso salvare?”. Uno scienziato onesto però può rispondere solo “non lo so, ci stiamo lavorando”. Il compito degli esperti non è né rassicurare, né allarmare; ma aiutarci ad affrontare i margini di incertezza che la realtà ci presenta.

Secondo lei come si stanno comportando da un lato le istituzioni, dall’ altro i mezzi di informazione?

Se finora sono stata negativa, mi sento invece di dire che entrambi si sono mossi abbastanza bene. Le istituzioni certo non sono perfette, ma stanno facendo tanto e anche voi giornalisti mi sembra stiate facendo ora del vostro meglio per offrire un’ informazione continua e dare le notizie vagliandole, aiutando così le persone a sentirsi meno sole. Insomma, un atteggi

amento più responsabile e più equilibrato. Mi paiono positivi anche i primi segni di solidarietà aziendale.

Lei ha scritto moltissimo di famiglia. Come la quarantena forzata impatta sui rapporti familiari?

SIMONA ARGENTIERI

Immagino che vedremo di tutto. Da un lato c’ è la speranza che questo sia un momento di riscoperta dell’ intimità, di valori, primari, di dialogo e unione; dall’ altro la famiglia potrebbe diventare il luogo massimo dell’ insofferenza, il posto dove scaricare rabbia, lanciarsi accuse reciproche. Per molti di noi il “fuori” era un importante mezzo di bilanciamento; di investimento intellettuale ed emotivo, essenziale per non mettere in prima linea i deficit dei rapporti di coppia o le difficoltà tra genitori e figli. Mancherà anche quella preziosa “zona intermedia” che sono i rapporti con gli amici. Non nascondiamoci che la situazione è molto dura.

Cosa dovremo aspettarci dopo?

Un punto delicato, secondo me, saranno le fantasie di risarcimento che già circolano, l’ aspettativa salvifica o la pretesa irrealistica che ci sia qualcuno che ci ripagherà da tutti i punti di vista, sia economico che emotivo. O almeno che ci sia qualcuno da poter accusare di inadempienza. Qualche risarcimento ci potrà essere, ma sarà inevitabilmente parziale.

Ma secondo lei i rapporti umani cambieranno? L’ “io” farà posto al “noi”?

È una speranza alla quale siamo tutti chiamati a collaborare. Però si tratta di un evento che colpisce tutte le età, tutte le culture e le zone geografiche. Non è possibile prevedere come ce la caveremo, non ci sarà sicuramente un modo unico. Ci sarà chi approfitta di questa situazione, chi riscoprirà la famiglia, altri invece patiranno la sofferenza della convivenza e degli squilibri sociali. Quello che posso dire da psicoanalista, ed è la cosa a cui tengo di più, che paradossalmente il narcisismo, l’ egoismo sono un cattivo affare. Odiarci l’un l’ altro, cercare il capro espiatorio ci lascia ancora più vuoti e soli. E l’aggressività più nociva è sempre quella inconscia.

Avremo almeno imparato qualcosa?

Solo alcuni e solo in parte. In realtà neppure mi piace l’ idea che si debba apprendere dalle disgrazie, dopo che ci abbiamo sbattuto contro. Tutto il mio lavoro è teso, al contrario, a riconoscere e proteggere i valori dell’ esistenza da prima, non quando sono in estremo pericolo.

Come psicoanalisti come state vivendo questo momento?

È durissima, perché il nostro lavoro presuppone continuità e presenza. Dover dire alle persone che non ci possiamo vedere per ricorrere al surrogato modesto che è – a mio avviso – la seduta a distanza è difficile. Dobbiamo decidere caso per caso. Ma vorrei aggiungere un’ altra cosa, forse impopolare. La psicologia “assistenziale” è illusoria e ci tratta come eterni bambini. Di fronte a tragedie come questa siamo tutti pari. Non abbiamo ricette salvifiche. In particolare, la psicoanalisi è uno strumento unico e prezioso, ma non è un “pronto soccorso”.

Serve – se lo vogliamo – a sviluppare le forze dell’ io per far fronte in modo maturo alle difficoltà della vita.

One thought on “La psicoanalista: “Ora c’è il rischio della ribellione alle regole restrittive”

  1. Ogni Paese regisce secondo l’imprinting che ha ricevuto dai propri governi e dai media.
    In Inghilterra, paese forteemnte neoliberista, non si fa nulla, nemmeno i controlli negli aeroporti. Le scuole sono aperte. Nessun divieto o direttiva. Nessuno porta la mascherina. I metro sono pieni. Johnson delira sull’effetto gregge e chiede solo gli ultrasessantenni restino a casa. L’effetto gregge, cioè la protezione di pochi che non sono vaccinati in un gruppo di vaccinati, è un termine del 1800, ma è una emerita cazzata. Non si sta parlando di morbillo, per cui chi lo prende resta immunizzato. Qui sono possibili le recidive. E se bastasse prendere un virus per restare immunizzati non avremmo avuto le grandi epidemie come il vaiolo, il tifo o la peste nera del 1300 che uccise quasi la metà della popolazione europea. Il 23 marzo i bambini smetteranno di andare a scuola per le vacanze pasquali, ma dopo? Intanto la regina ha prudentemente lasciato Buchingam palace e Londra. Del resto in Inghilterra non esiste quasi sanità pubblica e non hanno ospedali attrezzati con sale di rianimazione. La situazione è molto peggio dell’Italia. Se sei malato, hai solo un centralino che ti dice di restare in casa L’unica cosa che hanno detto è stata:”Ci saranno dei morti, preparatevi a piangerli ..” Nemmeno Hitler…

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